giovedì 15 gennaio 2015

Rigurgiti cestistici post panettone 2 (un anno dopo)

Le mie consuete letture cestistiche oltre alle cronache delle gare dalla serie A1 alla D regionale del Friuli Venezia Giulia, le statistiche, le interviste ai protagonisti, si soffermano nella consultazione dei vari siti specializzati e i social network dove si possono leggere commenti ed opinioni sugli interessi comuni degli utenti, per lo più tifosi.
 

In questo inizio di 2015 mi hanno colpito tre situazioni precise: il perdurare della discussione su Gianmarco Pozzecco allenatore; le due sconfitte casalinghe della Pallacanestro Trieste; il basket femminile a Trieste.

Due argomenti su tre riguardano il mondo cestistico della mia città', ambiente che conosco quindi spero di poter dire che il punto di vista e' quello del tifoso competente.
Per non tediare chi legge, che magari del movimento triestino, non ha particolare interesse vorrei iniziare analizzando le chiacchiere sul Poz coach.

Mi schiero subito, in maniera aperta, chiara, non ambigua: sono un tifoso cieco e poco obiettivo dell'ex mosca atomica.
Gianmarco Pozzecco e' alla sua seconda stagione intera da head coach, e per la seconda volta ha scelto una sfida che per me non e' semplice, allenare in un luogo dove e' stato idolo da giocatore.
Le discussioni corrono sempre sul metodo del coach Poz, ossia quello del capo popolo, del capitano non giocatore stile tennis.
Io credo che il lavoro gi Gianmarco a Capo d'Orlando sia stato di ottimo livello e quello di Varese non e' assolutamente ancora valutabile.
Il problema e' che dal mio punto di vista, la Pallacanestro Varese e' una di quella società che formano uno zoccolo duro di squadre che ogni anno sono sul limbo per poter fare una grande stagione (vedi l'annata con coach Vitucci) e un'altra che può sembrare deludente (vedi il campionato con coach Frates poi esonerato).
Il limbo, la sottile linea, e' segnata da una forzata mancanza di programmazione, solitamente per motivi economici, che spesso fa si che ci si metta nelle mani delle proprie conoscenze e di procuratori con il fine di arruolare un gruppo di yankee più o meno forti e disponibili, con la speranza che il coach abbia una spiccata capacita' di amalgama.

Ovviamente pur essendo un tifoso del pupillo di Tullio Micol, ho delle idea diverse su alcuni aspetti del modus operandi del coach, su tutte la sua ormai conclamata preferenza a rotazioni ridotte all'osso, cosa che secondo me in serie A non e' più possibile, per la lunghezza del campionato e per lo sforzo fisico atletico richiesto.
Certamente anche l'accusa della mancata conferma di DeNicolao, se veramente scelta sua, mi trova in disaccordo.
 

A livello mediatico poi e' normale che l'unico personaggio prodotto della pallacanestro italiana degli ultimi vent'anni sia costantemente al centro dell'attenzione, pur allenando un team di seconda fascia, anche se di storia e importanza internazionale.

Gianmarco e' un ottimo coach e probabilmente la grandezza del suo personaggio farà si che dovra' dimostrarlo ogni giorno; forse in qualche frangente (sicuramente in conferenza stampa quando troppe volte fa confronti con il suo periodo di giocatore) deve ancora togliere i pantaloncini e la canottiera ma si e' creato sempre degli staff di esperienza, importanza e competenza che immagino segua con scrupolo e questo e' segnale di grande umiltà e buon senso, caratteristiche fondamentali per un coach.

Passando alle questioni triestine non posso che iniziare con quella che e' la massima espressione del basket delle mie parti, la Pallacanestro Trieste.
Come e' ben noto dopo gli antichi fasti, il fallimento, ed una lenta e difficoltosa ripresa, i biancorossi son tornati in serie A, legadue per i più attenti, per poi confermare la categoria con due campionati sempre altamente dignitosi.
Quest'anno forse con la squadra più debole, o comunque con più incognite, sta facendo qualcosa a mio modo di vedere al di sopra delle migliori aspettative.
Cio' nonostante dopo due sconfitte casalinghe con team nettamente più solidi societariamente, e tecnicamente più competitivi, non pochi sono stati i giudizi severi per le prestazioni offerte.
Le squadre passate al PalaTrieste sono formazioni di ottima caratura con giocatori di categoria superiore (relativi stipendi) e nel caso di Ferentino anche la possibilità di schierare l'Mvp dell'A1 di un paio di anni fa.

La formazione triestina ad inizio stagione ha fatto una grande scommessa puntando: su due Usa sconosciuti, un giovane del 1993 chiamato a responsabilità importanti dopo un felice praticantato, due giovanissimi (94-95)  a lottare sotto il ferro dove solitamente si trovano armadi stranieri ed esperti marpioni, altri giovani e meno giovani chiamati ad un'assoluta disciplina tattica per poter emergere a questi livelli e il capitano pronto a coprire falle e farsi carico dello spirito dello spogliatoio. Ebbene le risposte sono state roboanti: i due leader tecnici sono praticamente diventati il miglior straniero e il miglior italiano del campionato, gli altri giocatori a turno hanno garantito prestazioni di livello assoluto, ma soprattutto non mi sembra siano mai mancate abnegazione, orgoglio e spirito d'appartenenza.
Sicuramente finora e' mancato il play Usa (che comunque resta il play di due Mvp, qualcuno lo organizza pure il gioco, qualcuno da' la palla a questi due) che, parere personale, ha ottime doti, che spero esprima.

Tutto ciò ha fatto volare in classifica Trieste, facendo dimenticare ai più le aspettative e gli obiettivi di inizio anno.
Personalmente come tifoso non ho mai guardato la classifica ma ho sempre pensato a quante vittorie mancano per la salvezza, negli ultimi due anni con ventidue-ventiquattro punti si e' potuto festeggiare, quindi il mio countdown ora e' fermo a meno cinque, anche se con il pasticciaccio Forli' e altre società' in seria difficoltà (proprio quella Barcellona che ha offerto più soldi di Trieste per DaRos in sede di mercato, la più indiziata a chiudere) l'obiettivo potrebbe essere raggiunto con largo anticipo.

In archivio le motivazioni tecniche e i meri calcoli, quello che mi ha sorpreso e' che tra il pubblico triestino sempre etichettato come altamente competente e per questo quasi snob e teatrale siano emersi nella rete commenti duri, critiche feroci e addirittura e' stata usata la parola vergogna, che ormai e' talmente inflazionata che ne ha evidentemente fatto perdere gravita' e significato.
Chissa' se e' la rete a imbruttirci o se anche qualche anno fa quando ancora le considerazioni le condividevi al bar sport e non su Facebook era così, ma la mancanza della cassa di risonanza dei social non ne amplificava l'audience.
Fosse valida la seconda ipotesi mi permetto di sindacare sulla competenza del salotto triestino.

In chiusura il basket triestino in rosa.

Questi pensieri non possono che iniziare con delle scuse pubbliche al padre di una ragazza adesso ventenne che ha frequentato la società dove allenavo.
Scuse perché durante le vacanze natalizie il nostro casuale incontro che doveva essere uno scambio di auguri e invece diventato un mio sfogo.

Io, cestisticamente presuntuoso fino all'ignoranza, quando si tocca un tasto dolente inizio a parlare con termini forti, estremi ed esagerati, per cercare di chiarire più possibile il concetto.
Per quanto riguarda il basket femminile e' ormai anni che dico: e' morto!

Agli inizi del mio percorso di istruttore i tornei di minibasket erano divisi nelle categorie scoiattoli/aquilotti e libellule/gazzelle, cioè solo a Trieste si poteva fare un campionato solo con squadre femminili senza coinvolgerle con i maschi. Personalmente a me la squadra di bambini mista piace, la mia e' solo una considerazione di come il numero di bimbe praticanti sia paurosamente calato, mi sembra evidente che qualcosa e' cambiato in peggio negli ultimi anni.
Ma lo scempio vero e' quello del settore giovanile dove le due grandi entità, pur producendo molti talenti di belle speranze (Dio abbia in gloria gli istruttori), se ne sono fatte di cotte e di crude, talvolta a spese delle ragazze.
Per non parlare del livello senior, provate a parlare con una persona coinvolta in una o l'altra società, sarà impossibile non cadere dopo pochi secondi in una sterile polemiche verso gli altri.
 

Senza possibilità di smentita posso dire che negli ultimi vent'anni nessuna delle due società ha avuto in cassa un minimo per poter respirare, ogni maggio alla fine della stagione il solito pianto per reperire l'elemosina e poter ricominciare ad agosto. Lo spreco di risorse e' stato enorme per mantenere due società spesso nella stessa categoria, per non parlare dello spreco di talento.
Nel femminile triestino sono passati e ancora ci sono ottimi allenatori e con le giocatrici che ci sono state negli anni da una e dall'altre parte di Rio Ospo, si poteva tranquillamente calcare per anni la massima serie con soddisfazione.

La mia provocazione "il basket femminile e' morto!" ad oggi suona strana in questo momento storico in quanto e' tornata la serie A1 da una parte e si continua in A2 dall'altra, pero' ci si continua a far el male con la chiusura in corso d'opera di un progetto valido (via il ds e praticamente tutto lo staff della prima squadra, per motivazioni varie e dimissioni) da una parte, e un cambio generazionale gestito non al meglio vista la frattura importante che si e' creata, dall'altra.

Secondo me di chi e' la colpa di tutto ciò adesso non ha alcuna importanza, io aspetto che delle persone di buona volontà si rendano conto che le potenzialità tecniche e sportive sono enormi e qualche buona idea forse può sopperire alla mancanza di budget adeguati (o almeno si può provare!) con l'assoluto bisogno pero' di coinvolgere tutti per una possibile ai miei occhi, resurrezione.
La serie A1, e' stato chiaramente dimostrato, e' possibile, certo e' stato anche dimostrato che anche due A2 sono possibili, questioni di gusti.

sabato 3 gennaio 2015

A sorpresa, un koala.

Sull'onda delle proposte a sorpresa diventate fenomeni virali sulla rete grazie anche alle riproposizione dei giornali on line che in qualche maniera devono riempire lo spazio, Nico ha deciso di chiedere la mano di Juke, modella mezza svedese mezza italiana ma cresciuta ad Adelaide, in Australia.

Modella per pagarsi gli studi in lingue, ora hostess per una crew canadese, cura l'imbarco e la gestione del volo in business class, l'orario, lo stipendio e il trattamento e' molto diverso dalle colleghe delle low cost costrette a vendere caramelle e gratta e vinci.

Nico ha molte idee in testa, rose, anello e limousine subito fuori dall'aereoporto, musicista nella hall degli arrivi dei dipendenti, lui ha un vestito blu molto elegante, e' ancora profumato dopo la barba e i capelli trattati dal barbiere, e' tutto pronto, anche il piccolo koala in stoffa, animale preferito da Juke perche' gli ricorda la sua felice adolescenza australiana.

Sull'onda delle proposte a sorpresa diventate fenomeni virali sulla rete grazie anche alle riproposizione dei giornali on line che in qualche maniera devono riempire lo spazio, Tino ha deciso di chiedere la mano di Juke, modella mezza svedese mezza italiana ma cresciuta ad Adelaide, in Australia.

Modella per pagarsi gli studi in lingue, ora hostess per una crew canadese, cura l'imbarco e la gestione del volo in business class, l'orario, lo stipendio e il trattamento e' molto diverso dalle colleghe delle low cost costrette a vendere caramelle e gratta e vinci.

Tino ha molte idee in testa, rose, anello e limousine subito fuori dall'aereoporto, musicista nella hall degli arrivi dei dipendenti, lui ha un vestito blu molto elegante, e' ancora profumato dopo la barba e i capelli trattati dal barbiere, e' tutto pronto, anche il piccolo koala in stoffa, animale preferito da Juke perche' gli ricorda la sua felice adolescenza australiana.


Ecco che finalmente l'enorme display segnala il volo di Juke con la scritta verde "landed", i primi passeggeri dopo aver atteso al nastro le loro valigie iniziano ad uscire dalla porta automatica, stanchi ma felici abbracciano chi li sta aspettando, altri corrono per continuare il loro viaggio con il pullman o per accappararsi un taxi libero, altri cercano il loro nome tra i cartelli dei tanti autisti che attendono per fornire il loro servizio.

E' passata quasi mezz'ora quando vicino alla grande porta si apre una piu' piccola, limitata da quei corrimano che si incastrano tra paletti mobili, escono tre ragazze con un bel tailleur blu a bordi verdi, due hanno sopra dei meno eleganti giubbini catarinfrangenti ed in mano tengono stretto un apparecchio radio, l'altra trascina un piccolo trolley e prende indicazioni prima di tornare indietro probabilmente per comunicarle a qualcuno.

L'hostess con il trolley esce per prima e parla al telefonino, dietro a lei un paio di colleghe e poi il capitano mano nella mano con una bella ragazza bionda che tiene abbracciato al petto un piccolo koala di pezza.

I musicisti prendono l'ordine di non suonare, i mazzi di rose gettati nell'umido, i vestiti, i visi e i capelli sono rovinati dal sudore e dalle lacrime, i pupazzi con quel tenero animale ora detestato vanno nelle mani dei primi bambini che passano, il pullmino blu e verde con i vetri a specchio e il nome della compagnia sulla fiancata supera di slancio due limousine parcheggiate davanti.

martedì 16 dicembre 2014

Occupazione

Lunedi' mattina, Roma accompagna una distrutta Giorgia, il primo giorno della settimana e' il suo giorno nero, a scuola.
Quando escono e' praticamente ancora buio, e nonostante un autunno belga assolutamente clemente, a quell'ora il freddo e' pungente.
Giorgia con una specie di colbacco rosa, giubbotto praticamente ermetico, calzamaglia e stivale in pelle idro e gelo repellente, inforca il suo zaino, sale sul monopattino e di slancio lascia dietro la mamma, che dopo aver accompagnato a scuola la figlia prosegue per qualche centinaio di metri prima di rifugiarsi nel proprio ufficio.
L' inizio di questo rito io me lo godo dalla finestra di casa dopo aver incastrato Giorgia nello scafandro di lana e cotone e aver preparato una sufficiente colazione.
Quando sono ormai lontane, per prima cosa consulto il pc o il tablet, prima i giornali, al lunedì soprattutto siti di basket per vedere i risultati del week end, ovviamente la mail e poi facebook.
 

E proprio sul social del pischello yankee perennemente in t shirt che trovo la grande sorpresa, infatti solo dopo pochi minuti il bacio, l'abbraccio e il saluto alla mia piccola, la vedo in una foto condivisa dalla signora Halime, mamma di Eckrin, grande amica di Gio.

E' fiera, con un microfono in mano che aizza la folla, non ho particolari notizie sulla foto, ma già la vedo in questa giornata di sciopero generale belga, ergersi a rappresentante della sua comunità di mocciosi pronti alla lotta dura senza paura. Immagino pure che alle quindici e trenta orario in cui la vado a prendere, non dovrò caricarla sulla bici, ma ci sarà il tempo solo per un breve saluto, le consegnerò un po' di biancheria e lei inizierà l'occupazione.
Riguardo la foto e la vedo sotto il colbacco che tiene in testa per distinguersi dagli altri mentre la platea pende dalle sue labbra, la maestra accovacciata che le mantiene il microfono.
E' la chiara immagine del potere che si abbassa al popolo, la classe dirigente verso il normale individuo.
Vaneggio pensando a quelle magliette che gireranno nel duemilacento circa, con il volto della mia bimba, alla stella del calcio argentino di quel tempo che si tatuerà l'effige della rivoluzionaria italo lituana che ha ribaltato come una calza il Belgio e poi l'Europa interna.
Non stacco gli occhi dall'immagine e penso male, vedo la possibilità che la foto sia ritoccata per non dar modo di vedere la sterminata folla che sta seguendo il nuovo leader carismatico, l'inquadratura e' su di lei e solo la prima fila, ma e' sempre così per chi protesta, tra un po' verra' etichettata genericamente come antagonista.

E' quasi ora, pedalo verso la scuola, faccio un giro dell'isolato per vedere se ci sono già delle forze dell'ordine pronte in caso di disordini, non vedo barricate, non sento slogan, tutto sembra tranquillo e regolare.
Entro, Gio mi vede e come sempre mi corre incontro, dopo aver rispettosamente salutato la maestra.
Usciamo, quindi capisco che l'occupazione e' saltata, a casa le chiederò tutto, ma e' elementare che Giorgia ha dato fondo a tutte le sue capacita' diplomatiche, ha raggiunto un accordo favorevole a lei ed i suoi compagni.

Quando arriviamo a casa le faccio vedere la foto, pretendo una descrizione nei minimi particolari.
Mi racconta che quando e' arrivata nel grande salone di accoglienza della scuola Klimop, dei ragazzini stavano cantando Happy Birthday, dopo di che e' toccato ai turchi e al loro idioma, poi a lei e al suo compagno sardo/belga Carlo.
Insomma non era una protesta, anzi.
La classe dirigente in questo momento di scioperi a catena in Belgio ha voluto umiliare la base facendo una fantozziana assemblea dimostrativa per onorare la direttrice nel giorno del suo compleanno.
In più, stizzito, noto anche una sfumatura di razzismo e un uso smodato di luoghi comune: Giorgia, tu che sei italiana (spaghetti,pizza,mandolino) vieni a cantare!!

E' inevitabile valutare un cambio di scuola per il prossimo anno.

giovedì 11 dicembre 2014

Il pesce Rosco

A Kaisiadorys una piccola città' della Lituania situata esattamente a meta' strada tra la capitale politica Vilnius e quella economica Kaunas c'e' un piccolo lago che in estate offre refrigerio a frotte di bagnanti, alla faccia di chi pensa che in questa terra baltica ci sia un freddo perenne.
Ma dal mio punto di vista e' d'inverno che il lago offre il panorama migliore, quando e' completamente ghiacciato e i pescatori accovacciati su improbabili sgabelli prima bucano il pack con un attrezzo che e' una via di mezzo tra un enorme cavatappi e quelle leve che si usano per abbassare le tende parasole dei poggioli, poi infilano con perizia nel foro ottenuto la lenza, approfittando della riduzione dello spazio vitale e della carenza di mezzi di sostentamento dei pesci per catturarli.
Quando cammini sul lago, in una sorta di delirio di onnipotenza divina, nei punti più limpidi puoi vedere chiaramente i pesci nuotare in maniera nervosa sul fondo in cerca di cibo, va da se che appena vedono una preda facile quanto appetitosa si buttano senza riflettere agganciando così l'amo e subendo lo strappo deciso del pescatore.
Noto pero' un pesce che più o meno ripete lo stesso giro, e quando mi adagio sul ghiaccio per ammirare e fotografare il panorama e i rituali dei pescatori, lui rallenta e butta l'occhio, tutt'altro che lesso, verso di me. Curioso, lo seguo con lo sguardo, si ferma sul fondo per poi infilarsi in un vecchio buco ora non utilizzato e non ancora ricristallizzato.

- Hei, ma che pescatore sei? Con quell'enorme lenza nera e gialla fai poca strada, siamo affamati mica imbecilli.-

Di petto rispondo che con la macchina fotografica e la cinghia non ho nessuna intenzione di pescare, solo poi realizzo che sto ascoltando e rispondendo ad un pesce che peraltro non conosco, e mia mamma dai tempi delle elementari mi ha sempre detto di non dar filo agli sconosciuti e di non prendere le caramelle offerte da uno mai visto prima.

Resto incuriosito e lui mi incalza:

- e' un brutto periodo, le risorse sono pochissime, va molto meglio d'estate quando i bambini buttano piccole molliche di pane, ma anche dai vicini canneti riusciamo a procurarci qualcosa ripulendo le foglie che si immergono nell'acqua.
Ora non c'e' nulla da fare, ci si deve muovere poco per consumare meno, e in questo il ghiaccio che occupa tutto lo spazio ci aiuta, poi bisogna fare un po' gli avvoltoi prendendo quel poco che i nostri simili staccano dall'amo prima di finire agganciati fatalmente.
I giovani non lo capiscono, non si fermano mai, corrono per trovare qualcosa, ma corrono inutilmente perché i corridoi nei ghiacci sono sempre gli stessi, e quando sono allo stremo delle forze sperano in qualcosa di migliore sapendo di andare incontro a morte sicura.
Ancora tra di loro gira il falso mito di finire in qualche boccia di vetro o acquario dopo aver abboccato, forse e' solo una maniera per sperare ancora, anche se barattare cibo sicuro con la libertà mi sembra un affare sballato.-

Sbalordito, non faccio in tempo ad organizzare una frase, che lui attacca con un pistolotto sul fatto che noi umani usiamo la forma verbale "amo", cioè il verbo del sentimento puro per antonomasia, lo trasformiamo in sostantivo ed otteniamo un'arma per uccidere un'altro essere vivente.
Penso che in effetti e' così, ma insomma usando tutta la mia superficialita' penso che lui non e' nessuno per farmi sentire in colpa, non può eleggermi a rappresentante del male umano.
Io poi, che sono andato a pescare meno di dieci volte, io, che faccio parte di una famiglia di pescatori scarsi. Mio padre, uomo di grandi virtu', si offenderà certamente alla lettura di queste righe, ma l'onesta' del racconto non può venire meno. 

Mio padre e' un pescatore fallito e spesso falso, il peggio della sua anima esce sempre dopo patetiche puntate di pesca. Clamorose corse in pescheria all'alba a spendere fior di quattrini per non subire sottili ironie famigliari  all'ordine del giorno dopo notturne e umilianti battute di pesca. 
Ho il chiaro ricordo di importanti difficoltà di successo anche nei laghetti dell'allevamento trote in Valle d'Aosta dove i pesci quasi morenti di inedia saltavano nei prati per brucare, ma non abboccavano all'amo del signor Bassi senior.

Il pensiero del mio vecchio mi permette di prendere tempo, dopo la paternale dell'ormai amico pesce che pero' riprende il suo discorso:
- cosa ci fa un italiano qui? Tu assomigli ad un forestiero che ho visto quest'estate, ci ha disturbato per mezz'ora, con dei buffi tuffi che alzavano molta acqua, si buttava praticamente con la sua prosperosa pancia per poi portare le sue gambe corte al petto quando arrivava al pelo del lago e riemergendo diceva in maniera quasi meccanica in un idioma sconosciuto: goskizza'? K, z, accenti, credo si trattasse lingua afghana o tartara anche se le similitudini con la tua figura sono enormi. 

E' la prima volta che vieni qua? - Mento spudoratamente, non mi va di ammettere che effettivamente in quel lago a luglio ho tenuto in allenamento la "clanfa" tipico tuffo triestino che nobilita l'orgoglio maschile solo se dal balzo dalla terra ferma al lago si ottiene un'importante colonna d'acqua, e che goskizza' detto di botto col primo fiato dopo l'apnea non e' altro che "ho schizzato?" in dialetto alabardato.
Non credo di averlo convinto, ma lui non si fida molto della sua vista spesso ostacolata da molti metri di acqua sopra la testa e fortunatamente glissa e ricomincia.

-Alla fine non ho molti amici qui, mi guardano con sospetto e diffidenza, sono tra i più vecchi in assoluto e pensano che magari ho qualche risorsa nascosta da cui attingo senza dire nulla a nessuno ma io sono solo timido, magari burbero ma non egoista, semplicemente vivo in maniera diversa, cerco di vivere secondo le mie rinunce, questo non e' capito da tutti.
Quindi se ti va per due chiacchiere io sono qua. Mi chiamo Rosco. Pesce Rosco.-





mercoledì 26 novembre 2014

XXX

Se hai un talento incredibile per una determinata disciplina il particolare ha meno importanza.
Se invece per portare avanti quella passione devi ragionare giorno e notte, devi appuntarti qualche "illuminazione" sul primo foglio di carta che trovi in giro, allora il particolare fa la differenza.
Da quando ho impostato questo blog, la scrittura e' un bel metodo di viaggiare con la fantasia, senza particolari ambizioni o aspettative.
La formazione scarsa e per niente umanistica, fa si che per rendere accattivanti un paio di righe devo dar risorsa a qualsiasi mezzuccio possibile.
Il titolo e' senz'altro uno di questi, a me piace sia conciso e spesso non direttamente inerente al testo.
Il titolo e' importante per me, ed e' per questo che il testo che sto scrivendo e' ancora zoppo, scrivo senza sapere ancora quale sara' quella prima parola che in qualche maniera aprira' la vostra (mi raccomando, distratta!) lettura.
Cerco parole, accozzaglie di lettere, penso ad opere importanti da cui attingere, aforismi riciclati dai social network ma anche quelli da incarto interno dei cioccolatini, scritte sui muri di qualsiasi citta', frasi celebri, canzoni.
Scomodo chiunque parli in pubblico, penso a colloqui che hanno fatto la storia del mondo, provo a consultare i miei appunti volanti dove magari ho evidenziato una frase di un libro letto o una dichiarazione estrapolata da un'intervista di qualcuno importante, ascolto un telegiornale per trovare qualcosa di attuale.
Spesso, la penna va quasi da sola e la soluzione la trovo rileggendo lo scritto: una frase che mi e' venuta particolarmente bene, magari riassunta, puo' essere un titolo perfetto o anche il senso, il succo, del testo che non viene esplicitamente espresso puo' essere un buon inizio.
Cosi' e' anche in questo caso, infatti rileggendo mi rendo conto che il titolo perfetto e': senza testo, senza titolo.

lunedì 24 novembre 2014

Serenata

Roma Siugzdaite.

Cognome difficilissimo, ma estremamente elementare il nome,  per chiunque parli italiano.
Chi mi conosce personalmente, ma forse anche chi segue questo blog, sa chi e' a portare questo nome, a chi invece non dice nulla, la spiegazione si riassume in due parole: mia moglie, o come dice il mitico Guareschi (quello di Don Camillo e Peppone per rendere l'idea) nell'ultimo libro che ho letto: "colei che non mi volle piu' signorino" o "la gentile socia della mia malinconica azienda".

Donna unica.
Ho sempre detto di aver avuto la fortuna di sposare non la miglior donna che ho conosciuto ma senz'altro la miglior persona in assoluto.
Fine intelligenza, calma olimpica, bonta' ingenua.
Poi il pregio migliore, la prima cosa che noto in una donna, se osservate bene, quando sorride (spesso!) usa la bocca, i denti ma anche gli occhi, migliorando ulteriormente la sua espressione e il suo bel viso.
E' evidente che pero' quando ti ancori ad una persona, apprezzi soprattutto i difetti e su uno in particolare mi fermo in questo post.
Non con falsa immodestia posso affermare:

mia moglie mi sovrastima.

Una coppia, la prima pietra di una famiglia, si fonda sulla complicita' e sulla sincerita', insomma devo metterla davanti ad un fatto compiuto che le faccia capire chi, o meglio cosa, ha deciso di mettersi in casa.

Sto valutando un gesto eclatante.

Tra le opzioni che reputo piu' valide, dopo una severa selezione, ho individuato queste tre possibili soluzioni.

Aspettare un week end di grande flusso turistico nella piazza sotto le finestre del soggiorno di casa nostra ed espormi come mamma mi ha fatto fino al probabile arrivo delle forze dell'ordine.

Confessare che sono un attento e affezionato telespettatore di Forum, e che dopo un inizio emotivamente molto critico promuovo il cambio di gestione Dalla Chiesa-Palombelli (ndr Ciao Rita!).

Non lavarmi, per molto tempo, e quando arrivo ad un punto di non ritorno, ammettere di essere nella personale situazione ideale.

Mi accorgo solo ora che delle tre ipotesi la confessione di Forum, siccome appena pubblicata sul blog, e' bruciata. Resta l'atto osceno in luogo pubblico e la totale carenza di igiene personale.
Ma forse e' sufficiente questo post.

Accetto consigli. A voi l'ardua sentenza.

sabato 1 novembre 2014

UFO

Un qualsiasi martedi' mattina, il giorno piu' noioso della settimana per Emilio, sono passati i bollori della domenica e le polemiche del lunedi' ed e' troppo lontano il prossimo week end per la prossima giornata di campionato.
Emilio vive per l'Ufo. Tutto e' collegato alla squadra.
Quando lavora al supermercato, nelle vigilie di gare importanti sistema i barattoli e le scatole negli scaffali secondo i colori sociali formando cosi' delle bandiere biancorosse.

L'Ufo la squadra del paese, anzi le squadre del paese.
Per anni la fusione e' stata vista con diffidenza, i vecchi in bar Duomo ancora adesso la vedono male, soprattutto dopo una sconfitta.
Di sconfitte pero' ultimamente se ne vedono poche e i vecchi tifosi della storica Unione Calcio e quella della Fortitudo hanno capito che in questo periodo di vacche magre l'Unione Fortitudo, Ufo per un'abile mossa di marketing, puo' essere un buon compromesso.
L'Ufo non giochera' mai con le grandi che si alternano a vincere gli scudetti, sara' sempre ai margini dell'industria calcistica.
E' ancora un calcio pane e salame, ai limiti del professionismo, dove qualcuno continua a mantenere il proprio lavoro, e i piu' giovani sputano sangue per poter fare il definitivo salto di qualita'.

Questo pero' e' l'anno buono, per la prima volta si lotta per una categoria ancora mai vista in zona, tutto il campionato in testa, una sola sconfitta, alla terza giornata, poi qualche pareggio in trasferta e tante vittorie, con l'orgoglio di non aver lasciato scampo tra le mura amiche.
Sono solo tre i punti che dividono l'Ufo dalla gloria, e domenica ci sara' la grande occasione, vincendo con una squadra di meta' classifica sara' matematico il successo, e il resto della stagione sara' accademia.

In paese c'e' grande fermento dal Municipio al bar Duomo hanno tirato un gran pavese bianco e rosso, non si parla d'altro.
Emilio riconosciuto da tutti come il "Sindaco" della tifoseria, viene fermato per strada e al supermercato per sapere se ci sono ancora biglietti o per avere precise direttive per la perfetta esecuzione della coreografia.
Il "sindaco" e' preciso, puntuale, si assicura che sia chiaro per tutti, ha addirittura stampato dei volantini con i testi delle canzoni e dei cori per osannare gli amati colori e beniamini.
Si avvicina il fine settimana, tutto e' gia' pronto, il "sindaco" scalpita e soffre per la scelta del mister, praticamente un profeta, di preparare questa gara a porte chiuse per mantenere alta la concentrazione.
Non resta che aspettare domenica.

La giornata e' tiepida, il sole vuole partecipare all'evento.
Gia' da prima mattina la piazza e' piena, i giovani che formano il gruppo piu' vivace dei tifosi stanno provando i cori, verso le undici la folla si dirige verso l'hotel dove i giocatori si trovano per il pranzo, un po' di riposo per poi recarsi assieme allo stadio.
Qualche coro, un fumogeno e dalla sala verso il giardino escono il team manager e il capitano Guido Matteo, la bandiera, il capocannoniere.
Un po' di strette di mano, baci e abbracci, incitamenti e poi la richiesta del team manager e del capitano per avere un po' di pace viene soddisfatta e i tifosi vanno al campo ad iniziare a colorare gli spalti con palloncini, cartoncini colorati e striscioni.

La partita va via liscia, alla mezz'ora l'Ufo ha gia' messo i tre punti in cassaforte, con la doppietta del capitano.
Lo stadio canta all'unisono, e i cori proseguono in piazza dove il bar Duomo ha allestito con la collaborazione della tv locale e del comune, un maxischermo.
Il "sindaco" piange dal primo goal.
Mancano venti minuti alla fine e c'e' il boato per Guido Matteo che lascia spazio al suo partner d'attacco, l'italo-brasiliano Lucio Martino che proprio in questa gara rientra dopo un'infortunio, e fissa il risultato finale sul tre a zero.
Bella la storia di questi due ragazzi divisi da una quindicina d'anni ma con molte cose in comune, a partire dal nome composto esclusivamente da nomi propri, al ruolo in campo, alla formazione calcistica, alla provenienza geografica. Infatti entrambi sono nati in zona e sono all'Ufo dal settore giovanile.
Un'amicizia solida che ha grande merito sul funzionamento del gruppo, quindi della stagione.

La festa allo stadio e' veloce, tutti vogliono correre in piazza assieme a chi non ha trovato biglietto, la comunita' ha voglia di unirsi per qualcosa di storico.
Sul palco ci sono gia' dei ragazzi che scaldano gli animi con un po' di musica dal vivo, per strada i campanelli delle biciclette e i clacson dei motorini e macchine quasi coprono la musica.
Neanche per le vittorie mondiali della nazionale si e' vista tanta festa, al bar Duomo le vecchie glorie dell'Unione e della Fortitudo offrono da bere.
Il "sindaco" non e' lucido, probabilmente e' il giorno piu' bello della sua vita.

Sfilano sul palco gli eroi dal piu' giovane al; piu' vecchio.
Per ultimo assieme al Mister entra il bomber, capitan Guido Matteo, che intona qualche coro con il suo popolo, fa un piccolo discorso e poi ufficializza quello che gia' era nell'aria:

oggi corono due sogni, la promozione storica e il poter smettere da vincente. Saro' sempre un sostenitore della squadra, ma sono stanco, troppi sacrifici, mia moglie e i miei bambini vogliono passare qualche domenica in piu' con me e io con loro. Grazie di tutto e adesso continua la festa! Vi lascio in buone mani!

Lo dice abbracciando Lucio Martino. Passaggio di consegne.

Al "sindaco" e' calata la notte negli occhi e nel cervello, non vede piu' i compagni di curva, non vede il biancorosso della piazza e nemmeno i fuochi d'artificio, non riesce a torliersi dalla testa le parole del capitano, il bomber della sua generazione lo ha tradito.

Come si fa a mollare proprio ora? Come fa a dire che e'stanco? Si allena una volta al giorno per al massimo due ore, il calcio ma soprattutto l'Ufo, assieme a congrui e puntuali rimborsi spese lo fa vivere bene con l'attivita' che a suo tempo si e' fatto aprire e che ora gestisce. Come fa a dire troppi sacrifici? Io rinuncio a qualsiasi gita con gli amici, la domenica per me non e' altro che una mezza giornata di riposo e poi o macinare chilometri o preparare lo stadio. Io faccio sacrifici non lui.
La moglie? I bambini? Io non ho moglie e bambini forse proprio per colpa dell'Ufo, che e' l'unica alternativa al supermercato dove lavoro. Grazie di tutto e adesso continuiamo la festa? Facile per te.
Siete in buone mani? Un ragazzino di vent'anni scarsi, che finora ha dimostrato dimestichezza col pallone, ma leadership e carisma non si comprano dall'ortolano.
No Guido, mi dispiace, non ci sto.

Alla ripresa degli allenamenti, in quel solito noioso martedi', il "sindaco" si fa trovare al campo.
Oltre a lui una cinquantina di ultras che non hanno ancora smaltito l'euforia e osannano la squadra, che nonostante la serieta' di tutti si allena in maniera meno determinata del solito.
Il "sindaco" e' solo in un angolo, vicino al grande materasso posto dietro la porta dove i saltatori in alto normalmente provano i loro prodigiosi balzi.
Non si muove di un centimetro, solo alla fine piomba in mezzo in campo e in maniera isterica pretende di parlare con il capitano, che lo prende sottobraccio. Si appartano, ma alla fine si vede chiaramente che il "sindaco" torna a casa scuotendo la testa non soddisfatto.



La sedia dove e'seduto e' in equilibrio sul tavolino del soggiorno, la sciarpa biancorossa dell'Ufo e' ben legata alla trave del soffitto e l'estremita' in basso gli sfiora la testa.
Sono passati due anni dalla festa in piazza, dal tradimento del capitano e tutto quello che ne' e' conseguito.

Il "sindaco" si e'preso una denuncia con tanto di diffida per stalking.
Guido Matteo ha giustamente ceduto alle pressioni della moglie che si sentiva in pericolo per gli appostamenti del "sindaco" al supermercato o fuori dallo stadio.
Alla fine il "sindaco" e' innocuo, ma gli insulti scritti e urlati hanno preoccupato non poco la famiglia Matteo.
Il giudice, con la mediazione dell'Ufo e di alcuni amici di Emilio e soprattutto la disponibilita' del Capitano, ha optato per una soluzione soft e ha intimato il "sindaco" a non farsi vedere piu' allo stadio, luogo di lavoro di `Guido, ora dirigente e ha chiesto alla famiglia dell'ex bomber la cortesia di cambiare negozio, ovviamente ad Emilio e' stato vietato di avvicinarsi all'abitazione dei Matteo ed e' stato sottoposto ad un obbligo di firma in commissariato durante le gare dell'Ufo e in altri determinati giorni.
Emilio non e' piu' lo stesso, va al supermercato per forza di inerzia e alla domenica corre in caaserma a firmare per poi andare a casa e sprofondare nel divano.
Sua madre ha puntato la radiosveglia all'orario della partita per provare a distrarlo in qualche maniera. Sente ma non ascolta, diventa cosa unica con il divano e attende il giorno dopo per andare a lavorare.

Adesso e' li, a decisione presa, guarda la sciarpa sopra di lui, la casa e' vuota e silenziosa, la mamma e' in gita con la parrocchia.
Alza gli occhi, prende la parte finale della sciarpa e la fissa con un nodo piu' o meno a meta' precisamente alla Z della scritta -forza Ufo- formando cosi' una grande asola.
Gli viene da piangere, in questo periodo di esilio forzato dallo stadio, non ha fatto nulla, casa-supermercato-casa, la vergogna non l'ha fatto uscire nemmeno per un caffe' al bar Duomo.
Suo malgrado quella denuncia lo ha fatto diventare famoso per qualcosa che in paese non si e' mai sentito.
Non vede scappatoie, lui sempre da solo, non sopporta di sentirsi gli occhi addosso in un posto diverso dallo stadio. Non ha mai avuto via dalla tribuna la voglia di essere coinvolto o cercato da qualcuno, anzi forse anche allo stadio non ha mai fatto parte di un branco ma ha avuto solo gente attorno, si sentiva insomma solo in mezzo ad un sacco di gente che probabilmente e' anche peggio di essere solo e basta.

Si alza in piedi sulla sedia, infila la testa nell'asola, si assicura che la sciarpa sia ben ancorata alla trave, fa scivolare dalla tasca dei pantaloni la lettera per la mamma.
Si toglie le lacrime dagli occhi, fa un bel respiro e goal!
E' la radiosveglia programmata dalla mamma che annuncia: rete al primo minuto di Martino!

Crede nel destino, il "sindaco" adesso non sa cosa fare, vede una luce, prova un barlume di felicita' nel momento peggiore della sua esistenza, da due anni non provava piu' l'emozione del goal.
Stacca la sciarpa, riordina la stanza, butta nella carta da macerare la lettera per la mamma, corre in soggiorno ad ascoltare la partita della sua Ufo.
Finisce quattro a due con tripletta di Martino ed un'autorete, il sindaco e' soddisfatto e piu' sereno.
E' quasi l'ora di cena e la mamma rientra dalla gita, Emilio le va incontro la abbraccia e le sussurra ad un'orecchio -abbiamo vinto!-