giovedì 29 maggio 2014

OGGETTI

Nei primi post di questo blog ho scritto che la nascita di questo spazio e' dovuta a far conoscere qualcosa di me, qualche mio punto di vista e per avere un ulteriore mezzo per restare a contatto con amici e parenti anche senza l'utilizzo di skype e facebook.
Cio' nonostante la tecnologia usata come la uso io non può' comunque colmare i milleseicento chilometri quotidianamente, non posso comunicare qualsiasi piccolo cambiamento della casa (ho spostato i divani e i mobli non so quante volte), oppure qualche particolare mutazione del modo di vivere. 

Pero' talvolta ci sono oggetti che parlano per le persone che le hanno acquistate, ti fanno capire il quotidiano di quella persona, le sue priorità'.

Ho pensato di postare oggetti di dubbio gusto, scarso utilizzo, che pero' sono presenti nel mio quotidiano, cose che magari solo chi e' passato per di qua ha potuto veramente apprezzare.
Se qualcuno che legge questo blog non mi conosce bene o non mi conosce affatto, leggendo precedenti post avrà' capito qualcosa,  magari vedendo questi oggetti completerà alcune idee che si e' fatto sulla mia personalità'. Prima di scorrere le fotografie ci tengo a precisare che i nomi che troverete sono quelli di mia moglie o mia figlia.




 Portamonete: acquisto di Roma Siugzdaite ma da me utilizzato, prezzo irrisorio, ottimo utilizzo. Indispensabile.

pappagallo in metallo con finta gabbietta: la responsabilita' dell'acquisto e' totalmente mia, forse l'unica cosa del grande mercato svedese che son stato capace di montare, comprato con molto entusiasmo per usufruire di un anellino già' presente sulla trave del soggiorno, una volta messo in bella mostra volevo distruggerlo in maniera isterica.

 Umidificatore multicolor: oggetto di un kitsch unico, potrebbe tenere botta alla gondola meteorologica che si compra dai cingalesi a Venezia, bisogna fornirlo di un bicchierino d'acqua che lui vaporizza con un filino di fumo impercettibile. Pregevole il cambio di colore, dal viola al blu, dal verde al giallo e la possibilità' di schiacciare il tasto con la funzione colore fisso. Acquisto di Roma, prezzo importante.
 Aggeggio per fare la schiuma sul capuccino: gesto di rara sensibilita' di mia moglie che ha comprato tale oggetto per ripropormi il capo in B, una tipica maniera di servire il caffè a Trieste. Prezzo spero non significativo, mai utilizzato.
 Schiscetta o buliza: contenitore per mettere il pranzo, comprato a basso prezzo alla vigilia del primo giorno di scuola di Giorgia, gran oggetto composto da quattro camere separate, gran oggetto anche perché di dimensione esagerate e impossibile da inserire nella borsa della bimba. Utilizzato due o tre giorni, acquisto di mia responsabilità.
 Portauova: acquisto mensile di uova a casa Bassi-Siugzdaite = sei uova circa, per fare una carbonara dopo aver invitato degli amici. Ciò nonostante una volta la scienziata lituana e' arrivata con otto ( otto ) di questi giustificandoli con l'imminente arrivo della Pasqua.
 Carrello portaspesa: regalo ricevuto da amici che hanno traslocato. Caldeggiato da tempo dalla moglie e assolutamente non voluto da me. Troppo Fantozziano. Ammetto pero' la sua comodità.
 Salvadanaio con contatore di monete: determinante per l'economia domestica, prezzo simbolico, osteggiato dalla consorte, intoccabile per me.
 Ombrellone: dimensione esagerate in proporzione alla terrazza, figlio di una grave crisi di shopping compulsivo di Roma, dotato di una base incredibilmente pesante e dotata di quattro rotelle che non possono sostenere tale peso, quindi completamente immobile nella posizione della foto.
 Pompa bicicletta: nuova, mai utilizzata causa valvola professionale della citybike.
 Stufa elettrica: potenza patetica - consumo esagerato, praticamente mai utilizzata neppure nell'opzione ventilatore, da segnalare che i tasti dell'accensione e la ruota graduata per la regolazione della velocità della ventola sulla testa della stufa formano un simpatico smile
 Chiave usb brain: comprate in numero esagerato, a prezzo esagerato, dubbio gusto.
 Lampadina multicolor con telecomando: regalo della cassiera del Carrefour a Giorgia, patetico il mio dank u, pieno di emozione e gratitudine.
 Portacandele: tetro, triste, mai utiilizzato.
 Profumi casa: assolutamente inodore, appaiono periodicamente in casa e dopo poche ore velocemente spariscono senza che nessuno se ne accorga.

Reggicandela in legno: prima volta che lo vedo.

lunedì 26 maggio 2014

ELEZIONI E PRIORITA'

Lo confesso non ho seguito moltissimo queste elezioni, un minimo di campagna elettorale tramite giornali on line e qualcosa dal tg delle tredici della Rai.
Non sono andato nel dettaglio, non ho navigato in siti di approfondimento politico e nemmeno in quelli dei maggiori partiti.
Stamattina,  giornata di risultati,  ho seguito distrattamente giocando con mia figlia influenzata a memory dove vengo regolarmente massacrato, a domino dove tengo botta e invece divento leader nell'esecuzione dei puzzle.

Proprio durante il puzzle delle tre principesse mi sono imbattuto su alcune dichiarazioni che mi hanno colpito molto, me le sono velocemente appuntate per poi cercarle on line e piu' o meno le ho ritrovate in piu' ampie disamine post elettorali.
Prendete quello che seguentemente riporto con le molle e magari cercate conferme di attendibilita'  prima di farvi un'idea, io ero molto agitato per la mancanza di due pezzi centrali che rovinavano il vestito della principessa Viola e posso aver omesso qualche particolare.

OPPORTUNISMO: 
 Il leader delle preferenze di `Forza Italia, Raffaele Fitto, chiede le primarie all'interno del partito.

COSA HANNO DA DIRSI? :
Il leghista Salvini andra' a parlare con l'ultranazionalista LePen.

SICUREZZA:
Casini ha vinto.

FLOP:
L'attendibilita' dei sondaggisti.

SE MIA NONA GAVESI LE RIODE LA SARIA UN CARETO:
La coalizione di centro destra, che non esiste, tutto sommato non e' affondata. cit. Lucio Malan

MARKETING:
Il nuovo centro destra ha preso voti dall'ex popolo della liberta' senza crearsi una nuova fetta di mercato. cit. Giovanni Toti


PENSIERO PERSONALE:
La visita al Brunone Nazionale per cercare di convincere la casalinga di Voghera e la campagna elettorale monotono (urla!) non ha giovato ai pentastellati, palesando che il problema di gente che non ho motivo per non definre di buona volonta' ha un nome e un cognome: Beppe Grillo.
Ora, dopo che hanno smaronato non so da quanto tempo, l'Italia ha una leadership conclamata e soprattutto, dato che l'elezione e' europea, ha peso numerico a Bruxelles alla vigilia del semestre italiano, una rondine (simbolo del semestre!) fara' primavera?


Torno nervosamente alla ricerca del vestito della Principessa Viola.

mercoledì 14 maggio 2014

Mestieri dimenticati 2

MATERASSO

Stanco, provato forse depresso.
Ben oltre i sessant'anni, fisicamente aitante, molto curato; solo queste le note positive di un lavoro prima bramato e sognato adesso diventato routine, noia e col solito fardello delle prese per il culo degli amici e di chi e' al corrente del suo mestiere.
Collaudatore di materassi da vent'anni, prima brillante commesso venditore per un negozio di mobili poi convinto da un rappresentante fornitore ad intraprendere questo originale e nuovo impiego.
Pagato per restare sdraiato, questo pensava vent'anni fa e questo pensano ancora adesso gli amici.
Nei primi anni non gli pesavano le richieste dei suoi principali, adesso si vende meno, il pubblico cerca il prodotto nuovo, tecnologico, la televisione con i suoi imbonitori fa una concorrenza al limite della lealta', e anche i suoi test sono diventati piu' pesanti, i ricercatori sempre piu' supponenti e ironici verso i collaudatori chiamati semplicemente "soggetti", o forse e' lui che sta diventando vecchio e meno tollerante.
Ha provato anche lui ad entrare in televisione, per provare a vendere i materassi e mettere assieme le sue esperienze di venditore e collaudatore, ma avrebbe firmato anche per fare semplicemente il figurante vicino a quei sottoprotagonisti televisivi che per restare un minimo in vista si umiliano a fare cio' che mai avrebbero voluto, magari nella speranza di andare a svernare in qualche isola tropicale da reality show.
Ma niente tv, solo sempre piu' frequenti visite di aggiornalmento, cosi' le chiamano in azienda.
Controllo del peso, controllo della sudorazione, controllo della cute, controllo di peli e capelli, per poter cosi' migliorare i prodotti e i materiali che oltre ad essere resistenti devono essere facilmente lavabili, idrorepellenti, antiallergici, antiacaro.
Ogni seduta l'azione lavorativa e' praticamente un allenamento di stretching e posture, cento-centocinquanta posizioni differenti da mantenere senza nemmeno un'oscillazione per un tempo dato dai "cervelloni" e ad ogni movimento la registrazione della variazione dei materiali, una volta ci fu anche l'umiliazione di dover pisciarsi addosso per vedere se il prodotto fosse adatto ai bambini sotto i cinque anni e per anziani non autosufficienti.


DJ

Passano gli anni ma otto son lunghi cantava Adriano Celentano, figuratevi quanto sono lunghi venti.
Quante cose cambiano in vent'anni, minimo quattro legislature ma sicuramente di piu', tre presidenti della Repubblica, probabilmente almeno due papi, una carriera di un buon giocatore di calcio, la facciata di una casa, la tua fidanzata del liceo.
Invece lui e' sempre li', con i suoi jeans, le sue camicie dai colori discutibili, per fortuna senza gli orribili camperos o le scarpe nere con la punta in metallo sostituite da piu' moderne sneakers, e tra le poche cose aggiornate il taglio dei capelli; passati da lunghi e mossi a corti e sparati in maniera disordinata al cielo passando per tinture improbabili, caschetti e ridicole creste.
Ancora sul pezzo a rifornire ragazzini di biglietti patinati e dai colori sgargianti e dando loro qualche centesimo per il volantinaggio e la gratuita nomina a PR, anzi pierre per esteso.
Una volta riempiva le piste era ricercato, suonava (ma poi "suona" un dj? Non mette solo i dischi o adesso i file?) in tutto il nord Italia, e d'estate in qualsiasi villaggio vacanze a monetizzare.
Ora ripiega con il revival e magari anche qualche karaoke settimanale in qualche pub, seguendo comunque la stessa scaletta e mettendo la stessa musica, raggiungendo il minimo sindacale per comprarsi il pane.
Lui e' cambiato e'ingrassato, leggermente stempiato, fatica a fare due serate di fila, ma deve pur mangiare, parte del suo pubblico e' cambiato, una volta scatenava le folle, ora accompagna una cena e magari quando cala la notte ed alza il volume i suoi utenti potrebbero essere suoi figli e ballano sulle musiche che sentono in casa alla domenica mattina quando la mamma fa le pulizie.

martedì 6 maggio 2014

COSE CONSUETE

Man mano che il tempo passa divento sempre piu' abitudinario.
Credo di esserlo sempre stato, credo addirittura sia caratteristica di chi nasce dalle mie parti, una specie di fissa del Dna mio e dei miei concittadini.

A scandire i miei tempi e i miei ritmi, obbiettivamente lenti, sono gli impegni che ho fatto diventare cose consuete.

Amo le cose consuete, mi danno sicurezza, rispetto dei miei orari, equilibrio.
E' inevitabile che coinvolgo nelle cose consuete chi mi sta vicino, su tutti mia figlia che essendo ancora piccola non ha ancora nessuna indipendenza se non quella del gioco.
La cosa consueta che a lei fa piu' piacere e' l'ora e mezza abbondante che riserviamo al parco giochi nell'immediato doposcuola.
Dopo i saluti alle maestre e ai compagni e un percorso in bicicletta di circa cinque minuti ci fermiamo a Rabot, in un parco con una grande distesa d'erba dove adulti giocano a calcio o fresbee, una torre con almeno cinque canestri a diverse altezze, e dopo una leggera discesa la zona amata da mia figlia.
Un misto di giochi classici, tappeto elastico, scivoli, altalena, vari animaletti a molla e dei labirinti fatti con tronchi e costruzioni di legno.
Ovviamente i primi sono frequentati dai piu' piccoli mentre sui tronchi si possono trovare anche giovani universitari intenti a studiare.
Il parco e' bello, si alternano panchine all'ombra e al sole, occupate da arzille vecchiette che chiacchierano e ridono e ragazzi che smanettano sugli smartphone senza neanche guardarsi, sara' banale ma a me ha colpito; ovunque ci sono macchie bianche di margherite selvatiche, su un tronco posto tra l'altalena e il trampolino usato dai genitori per sedersi e controllare le creature, spesso troviamo una signora.

E' vestita sempre in modo simile e pesante per questa clemente primavera.
I colori spenti e freddi dei suoi pantaloni e della sua giacca sono in contrasto con il parco, le margherite ed il sole.
Il viso e' sempre serio, gli occhi scavati, l'impressione e' di una persona molto triste.
Piu' volte siamo arrivati con i giochi deserti ma lei era seduta li' comunque.
Quando mia figlia giocando, ride e urla, mi sembra di carpire nella signora un malessere. Li vuole sentire quei segnali infantili di gioia ma nello stesso momento la fanno soffrire, il viso e' sempre piu' crucciato, lo sguardo sempre piu' assente, a stento trattiene le lacrime.
Ovviamente la bimba non si accorge di tutto cio', anche perche' fino a prova contraria tutto questo e'un mio ricamo mentale di quello che vedo, potrebbe essere solo fantasia di osservatore.
Fatto sta che e'cosa consueta vederla la' prima di tutti, seduta nello stesso scomodo posto, con gli stessi vestiti, nella stessa posizione con le mani pronte a coprire talvolta gli occhi e con la lunga coda di capelli neri.
 
Penso alle sue cose consuete e come magari una variazione possa aver sconvolto la sua abitudine.

Lo sceneggiatore piu' crudo potrebbe collegare la sua presenza fissa in quel posto come l'aspettare quel nipote che per un'assurda tragedia, non potra' mai piu' godere di quei giochi.
Io voglio pensare pero' ad una situazione normale e comune a tutti, un trasferimento o semplicemente un passaggio tra infanzia ed adolescenza del nipote.

Chissa' se anche quel biscotto che addenta ogni qualvolta decide di alzarsi e' una cosa consueta.
A volte mi piacerebbe vedere Giorgia, mia figlia, e qualche suo compagno di giochi incrociare lo sguardo vuoto di quella nonna e magari far scattare su quel viso provato un piccolo sorriso per dare ancora un senso a quel suo rituale, a quella sua cosa consueta.

lunedì 5 maggio 2014

Mestieri dimenticati

IL LATRINAIO

Lavoro nell'ufficio per eccellenza, lavoro in fondo a destra, nessuno passa per portarmi o condividere un caffe' alla mia scrivania, solo qualche amico poco schizzinoso, oppure visite casuali ma interessate, anzi obbligate.
Un veloce Ciao! in entrata ed un'altro in uscita.
Che poi, voglio dire: posso capire non fermarti quando entri, hai altre priorita', improrogabili necessita', ma un paio di minuti dopo, al congedo, risolte le incombenze, da rilassato, cosa ti costa un: come va?

Regalo sollievo, nulla piu', mi sento indispensabile, e tolti i primi quindici minuti di ogni ora, dove butto un po' d'acqua, cloro e disinfettante, sono li' al mio tavolino con sopra poche cose, una settimana enigmistica, il piattino che piange sempre, un posacenere e un portapenne.

Il mio camice blu mi identifica dall'utenza, mi sono imparato a salutare in tedesco, francese, inglese ultimamente in cinese e russo.
Nei miei locali di lavoro custodisco la civilta' della mia citta' e del mio paese e l'educazione di chi fa uso di questa struttura.

Tu pensi entro, piscio e me ne vado, e ignori il servizio che ti viene fornito, una pausa gratutita o di minima spesa del tuo giro (spesso turistico), il sollievo fisico, l'acqua fredda e calda, il sapone, tutte cose pronte a farti ripartire con nuova energia.
Il passo che prima era veloce e spedito (in qualche emergenza lento, controllato, rigido quasi robotico) adesso e' sereno, sciolto e pronto a nuove mete.

Quando esci poi sei gia' schedato da come lasci quello che trovi, la tua educazione si vede da quei pochi istanti, da come lasci ceramica e tavoletta, se ti lavi e con quale cura le mani, se cestini con perizia le salviette con cui ti asciughi o se le getti come un cestista da venti per cento nel tiro libero.

Insomma ti invito a non esser superficiale in quei momenti, ricorda c'e' sempre un latrinaio pronto a ricordare la tua faccia. Tu credi: chissa' quanti ne sono passati e quanti passeranno - ma il latrinaio ti ha gia' segnato, come il barista del caffe' sotto casa che quando entri ti chiede: solito? 
Il latrinaio sa cosa farai in quei momenti, allora non essere maleducato dimostra di essere migliorato, se l'altra volta non hai lavato la mani e appena uscito hai mangiato con gusto una mela, il latrinaio si ricordera' e ti guardera' con occhio severo e schifato.
Il latrinaio e' la tua coscienza, rispettalo, ti conviene.



IL CASELLANTE

Lo so, quando sono dall'altra parte della barricata, rallentare e poi frenare fino a fermarsi tra l'altro per pagare, infastidisce pure me, con l'aggravante che il mio e' sempre un momento di vacanza, distrazione, mai di lavoro.

Al telegiornale sento parlare di giornate da bollino rosso, code, purtroppo incidenti.
Per me sono monetine e testa bassa, in una cupola di vetro che per un po' di ore mi fa vivere senza rumori veri in un minuscolo mondo finto e ovattato.
Quanti sono appena partiti e prima di iniziare la vera parte di viaggio sono passati allo sportello bancomat per prelevare quello che servira' nei prossimi giorni e usano il nostro lavoro per cambiare i pezzi grossi dati dalle macchinette? Lo so, e lo sanno i miei colleghi. E per questo siete disprezzati.
E pari atteggiamento di disprezzo lo riserviamo a chi prepara le monetine rosse di rame da un mese, e rallenta cosi' il nostro conteggio, di conseguenza la fila.
Pregevole invece chi in associazione con la moglie in posizione di navigatore, prepara l'importo esatto con pochi pezzi. Cinque e settanta, un foglio da cinque una moneta da cinquanta ed una da venti, perfetto.
Sappiate che vi si ammira.

Te lo dico io: e' sopra alla visiera che ti protegge dal sole, oppure sul cruscotto o come terza ipotesi nel taschino della giacca che pero' ti sei tolto all'autogrill e adesso e' appesa sul sedile posteriore, oppure in ultima istanza l'hai messo nel portaoggetti per avere la sicurezza di non perderlo; in questi casi anche se estremi siamo a posto, siamo nella stessa barca in tempesta invece se lo hai consegnato alla moglie e lei lo ha messo nella borsetta, prima di quel fottuto biglietto usciranno draghi di pezza del bambino anche se state viaggiando da soli, due o tre set per tagliarsi le unghie, tutte le forme di pacchetti di salviettine, la crema per le mani, le caramelle Charms che forse non sono neppure piu' in produzione, dei cd musicali preparati per il viaggio.
Certo potevi pensarci prima, la cartellonistica lo permette con anticipo certo e sufficiente, ma io non ho fretta e nel caso non salti fuori tu sai gia' cosa ti tocca, non ho responsabilita'.
Quel ticket per qualche ora e' la priorita' assoluta cio' nonostante come un pedalino alla fine del lavaggio, non si trova.
La maggior parte delle volte pero' sudato, sollevato e soddisfatto me lo consegni, la carta e' umida e malconcia ma leggibile, pagamento effettuato, un cenno con la testa e vedo il finestrino che si richiude pronti per andare verso un mio collega.

Buon viaggio.

lunedì 21 aprile 2014

Emozioni di parole

Alcuni famosi artisti andrebbero fieri di me.
Infatti col passare degli anni ho sviluppato una sensibilita' personale verso i lavori di alcuni cantanti, cantautori, poeti ma anche scrittori, registi o sceneggiatori.
Andrebbero fieri perche' provocano in me emozioni forti e credo che questo sia il primo dei loro obbiettivi nel creare.
Sono sempre le parole a rapirmi, e nelle pellicole anche  come le parole vengono dette dall'attore incaricato.

Da ragazzo, come credo tutti in quel periodo della vita, stonavo le canzoni dei miei idoli giovanili, sapevo a memoria le parole magari senza capirne in toto il significato, quando sentivo gli accordi iniziali capivo subito la canzone e l'emozione era attaccare nel momento giusto o magari anticipare di una frazione di secondo il canto dell'artista quasi come a dire: sono piu' pronto di te!
Adesso l'approccio e' diverso, mi piace ascoltare, leggere o rivedere, talvolta riscrivere un inciso particolarmente bello, vedere la metrica delle rime, e ammirare dell'utilizzo delle parole.
In questa maniera l'emozione e' meno superficiale di una volta, superato il momento della pelle d'oca, cerchi di capire il momento in cui quell'autore ha scritto quelle parole, cosa gli passava per la mente, perche' le ha scritte.

Ci sono delle canzoni, film o libri per i quali ho grande imbarazzo a dire questo e' il mio film preferito, e' la parola "mio" che crea quell'imbarazzo. Come si fa a definire "mio" un'opera che hanno visto milioni di persone, e che magari ha scatenato milioni di sentimenti, di giudizi, di emozioni.
In questo blog ho gia' scritto di C'era una volta in America, un film che mi ha messo `ko, ogni volta che parlo con qualche amico ho paura di dire una cosa sbagliata, non sono un critico ma neppure un esperto di cinema, ho visto tutto sommato pochi film e spesso non degni di nota (sono andato al cinema a vedere Proposta Indecente, lo confesso!) so pero' che quel film ha scatenato in me una riflessione, mi ha spinto a volerlo rivedere.
Pochi mesi fa quando e' stato assegnato al film La grande bellezza l'Oscar, un mio giovane amico ed ex allievo a minibasket, in una discussione su facebook ha detto che indipendentemente da come si valuti il film, lui sente l'esigenza di rivederlo per poter dare un giudizio personale e questo e' gia' un obbiettivo raggiunto dell'opera. Sacrosanto.

Un libro, un film o una canzone dal mio punto di vista deve proporre qualcosa per emozionare, deve farci vivere una situazione, darci la possibilita' di riflettere o addirittura di immedesimarci.
Da bambino ma ancora adesso leggo quelle intervista botta e risposta che spesso fanno soprattutto ai personaggi sportivi, ultimamente con la formula dell'intervista doppia, alla domanda il tuo libro preferito? o il tuo film preferito? spesso si legge come risposta un film uscito da poco, di poche pretese, o quello super pubblicizzato magari con il belloccio o la belloccia di turno, e mi sembra anche normale come risposta da mezzo secondo di tempo.
Se a me chiedi una cosa del genere, buttata li' in maniera semplicistica e superficiale senza poter fare una riflessione assieme, io ti rispondo a tono e dico Jumanji, che mi diverte, mi piace Robin Williams, ma non ho niente da dire su quel film, riesco a vederlo senza prestare un briciolo di attenzione e anche se e' avventuroso e veloce posso addormentarmi sul divano. Non mi affeziono ai lemure che invadono la casa o alle radici che si avviluppano in cucina.

Se invece hai voglia di parlare allora, posso dirti che ci sono film che non smetterei mai di guardare e di parlarne, come Ogni cosa e' illuminata, Good bye Lenin!, Il grande Lebowsky, Mediterraneo oppure canzoni che devo ascoltare almeno cinque-sei volte la settimana, Farewell, Quattro stracci, Canzone di notte 2, Almerigo di Francesco Guccini o anche di rileggere dei capoversi di libri letti che mi sono appuntato sui miei quaderni.
Proprio alcuni giorni fa cercando sulla rete piu' informazioni sul concerto dedicato alla memoria di Freak Antoni (leader degli Skiantos,  intellettuale bolognese,  recentemente e prematuramente scomparso) nella serata del suo virtuale compleanno ho sbattuto il grugno su una canzone del millenovecentonovantanove che e' entrata d'obbligo nella mia top ten delle emozioni, e che ha scatenato questo post.
Insomma tutto questo inutile scritto e' solo un'introduzione per presentarvi questa canzone che magari qualcuno piu' attento di me conosce e mi pensa dicendo: Buongiorno Gabriele, ben svegliato, ci sei arrivato pure tu.

Gran viaggione:

Vivo in dimensioni parallele, 
oscillo tra mutevoli atmosfere sospinto da elettrica euforia,
in viaggio con enorme fantasia,
non c'e' problema che mi inibisca, non c'e' confine che mi impedisca
decido di guardare se mi pare soltanto quello che voglio vedere.

Gran viaggione, gran viaggione, mi sposto senza treno ne stazione, ci metto una frazione di secondo a fare tutto il giro di questo mondo.

Come fossere effetti un po' speciali,
mi stupisco con prove madornali, non ho bisogno di droga alcuna, sono un viaggiatore di fortuna.
La gente mi considera sballato, bizzarro, lunatico, scoppiato,
e strano io lo sono di sicuro datosi che invento il mio futuro.

Gran viaggione, gran viaggione improvviso ogni cosa e situazione senza alcuna preconcetta posizione, non ho mai torto, non ho mai ragione .
Gran viaggione, gran viaggione mi sposto senza treno ne stazione, ci metto una frazione di secondo a fare tutto il giro di questo mondo.

Questo e' soltanto un assaggio, continueremo il viaggio!

Immagino di tutto e sono matto per cui consapevole lo ammetto, ma tu che mi guardi cosi' strano che ci guadagni a fare il sano, se ti piace la realta' di questa vita cosi' civile, umana e progredita, te la lascio godere fino in fondo da uomo vero, e ti assecondo.

Gran viaggione, gran viaggione, spegni per un attimo la televisione, 
gran viaggione, gran viaggione, tutto il potere all'immaginazione.
Gran viaggione, gran viaggione, io credo nella splendida illusione trovo gran sollievo e distensione nella luce della mia evasione.
Gran viaggione, gran viaggione tutto il potere all'immaginazione.
Gran viaggione, gran viaggione.







sabato 5 aprile 2014

Homeworking

In pochi mesi e in maniera quasi casuale la sua vita stava prendendo la svolta da sempre sognata. Mancava sempre qualcosa alla realizzazione del suo desiderio. Lui da sempre convinto di ottimizzare il suo lavoro con l'homeworking cercava un posto per poter vivere e lavorare in un posto da amare.
Quel piccolo bilocale soppalcato e' quello che cerca da molti anni e la liberta' concessa dal proprietario per realizzare modifiche a suo piacimento lo motiva ulteriormente.
Il proprietario,  un ex yuppie anni ottanta che adesso vive in ciabatte e camicia hawaiana in una piccola isola delle Canarie,  cercava proprio una persona come lui, un inquilino, ma soprattutto uno che custodisca quell' appartamento che lui ama ma non usa.
Dopo una doppia mano di verniciatura alle pareti, la posa del parquet, la raschiatura e laccatura della bella ed elegante scala in legno,  la consegna dei primi mobili, e' pronto per applicare dei piccoli ma significativi dettagli, che per scelta devono essere trovati in vecchi magazzini, mercatini dell'usato o dalle bancherelle in piazza.

Tra il mazzo di chiavi in suo possesso oltre a quella delle del portone condominiale, della cassetta della posta, e della porta blindata, ne trova una piccola che lo incuriosisce perche' potrebbe servire da subito, e' quella della soffitta.
Prende l'ascensore sale all'ultimo piano e da li' con un bastone uncinato aggancia una botola del soffitto, tira con forza, ed ecco scendere una scala telescopica che porta al sottotetto.
La sua soffitta e' la numero tre, apre il lucchetto, entra e vede subito degli oggetti che reputa interessanti come un vecchio telefono nero di bachelite da appendere al muro, e delle bacchette a spazzola per batteristi jazz, poi per migliorare la ricerca decide di aprire l'abbaino per far entrare la luce e far uscire un po' di polvere.
Deve forzare un po', chissa' da quanti anni nessuno lo tocca. Dopo un forte cigolio la finestrella e' completamente aperta ed e' talmente spaziosa che riesce ad affacciarsi completamente, con mezzo busto e' in mezzo alle tegole, da li' gode di una vista sui tetti della citta' che e' mozzafiato.
Con il suo telefonino cerca di inquadrare il miglior paesaggio e scatta un po' di foto, gia' le immagina in una cornice nera appese vicino alla scala.
Soddisfatto, stringe la maniglia della finestra e cerca di chiudere senza successo.
Deve riaffacciarsi, impugnare con entrambe le mani i lati opposti del serramento per cercare di sbloccare le parti incastrate, in questa posizione nota una scatola di latta incastrata tra l'antenna della televisione e delle tegole.
Riesce a sbloccare la finestra, mette da parte la sua curiosita', chiude tutto, prende il telefono e le bacchette e se ne va con la sicurezza di tornare presto.
Scende la scala, la ripiega e la spinge contro la botola che si richiude quasi spontaneamente, col bastone blocca e mette in sicurezza.
Attendendo l'ascensore per tornare a casa, si apre la porta di un condomino, e' una vecchietta in vestaglia e pantofole che fa uscire il suo gatto per un po' di liberta'.

E' bastato pochissimo tempo per lui che normalmente e' gia' scontroso e riservato diventare un topo d'appartamento.
Una volta quando usciva per andare a lavorare aveva dei minimi rapporti di cordialita' con alcune persone, come i colleghi vicini di scrivania, la ragazza del bar dove prendeva capuccino e brioches e il solito autista del bus che aveva sempre lo stesso turno e la stessa linea, privilegio ottenuto da quarant'anni di servizio.

Adesso lavora il doppio perche' non si accorge del tempo che passa, e quando fa una pausa resta collegato al computer cercando nuove idee e nuovi stimoli.
Lui e' un critico dei critici, ossia la casa editrice dove lavora ha previsto uno spazio per novizi scrittori, che una volta da lui selezionati, vengono pubblicati sul blog dell'editore e da li' altri autori o semplici iscritti discutono e recensiscono le opere lette.
Il suo e' un ampio ruolo di moderatore, editore e critico, l'idea funziona e da quasi "angolo della posta" e' diventato un vero e proprio spazio libero di cultura e comunicazione letteraria, di cui va fiero.

Dopo l'ultimo aggiornamento giornaliero del blog in un ormai inoltrato pomeriggio, decide di pianificare il lavoro del giorno dopo.
Si parlera' di gialli, argomento che non reputa accattivante, non e' mai stato un grande lettore di quel genere; allora in rete cerca idee, stimoli alternativi, da proporre alla sua comunita' virtuale.
Legge trattati di grandi criminologi, interviste e scritti di funzionari di polizia impegnati in famosi casi e grazie a youtube, segue alcuni spezzoni video di quei professionisti e periti coinvolti nelle indagini intervistati nei salotti televisivi, che trasformano morte e violenza in spettacolo, mascherando il prodotto come inchiesta.

Decide di non entrare nel dettaglio di un evento o di una casistica, raccogliera' i testi gialli scritti dagli utenti e poi proporra' la discussione "Il delitto perfetto".
Legge e rilegge dallo schermo ed e' soddisfatto di quanto fatto, prende il telefonino chiama la sua pizzeria a domicilio preferita e vicina a casa, ordina una margherita, ma la risposta e' negativa, e' quasi mezzanotte e non fanno piu' consegne.
Altra cena con creackers e un vasetto di olive.

Si sveglia molto presto e decide di uscire, ha perso il conto ormai di quanti giorni ha passato senza andare fuori di casa.
Ha poco tempo una o due ore al massimo alle dieci sul blog devono esserci i lavori degli aspiranti scrittori e immediatamente fioccheranno i commenti.
Prende l'autobus.
 "Il solito autista e' andato in pensione" e' la frase che ripete alle anziane il ragazzo neo assunto della ditta dei trasporti ancora senza divisa ufficiale.
Arriva al bar e ordina capuccino e brioches, tutto sommato e' dispiaciuto di non aver salutato "il solito autista" dentro di lui sa che l'ultimo giorno d'ufficio prima del homeworking e' anche l'ultimo giorno che ha visto quell'uomo che lo ha portato a lavorare migliaia di volte.
La ragazza del bar e' sempre carina, disponibile e sorridente, d'altronde e' il suo lavoro. Lui detesta la schiuma esagerata del capuccino e il cuoricino di cacao sopra, ma fa finta di niente e appena si gira lo tira su con il cucchiaio e lo versa sul piattino.

Reputa sufficiente la boccata d'aria presa torna nel suo bilocale, aver visto la bella barista gli ha regalato un sorriso.

Pubblica i lavori ricevuti e recensiti ad uno ad uno, non fa in tempo a completare la messa in rete del seguente che quello prima ha gia' dei commenti che deve leggere ed eventualemente evidenziare e curarli come stimolo di confronto e discussione.
Quando ultima anche l'ottavo ed ultimo lavoro, propone la discussione:


Partendo dai lavori pubblicati oggi, pensando a qualche lettura individuale e alla vostra personale idea in merito, ricostruiamo un delitto perfetto.

Ha l'impressione che l'utenza oggi sia molto giovane, in effetti molti ragazzi  vengono coinvolti nella lettura dai libri gialli.
Anche la scrittura non e' la solita, troppi emoticons, troppe K, troppi cmq, troppi puntini.
Idee e proposte piovono sul blog, decide di aspettare e poi dividere i commenti in categorie, intanto pensa di fare altro.

Mette sul tavolo del soggiorno, proprio vicino al computer, il telefono di bachelite e le bacchette, prende le forbici accorcia il cavo del telefono e con dei chiodi lo fissa al muro tra le due finestre, le bacchette invece le fissa  incrociate sopra al divano spostate leggermente a destra per lasciar spazio a qualcosa altro.
Si sposta in diversi angoli della stanza e sale anche sul soppalco per vedere se stonano i nuovi dettagli, lo trova un buon inizio ma manca ancora qualcosa.
La cura degli interni della sua casa in questo momento lo prende piu' del forum sui gialli, allora decide di catalogare i commenti vedere cosa ne viene fuori per poi dedicarsi alla sua abitazione-ufficio da troppi giorni trascurata.

Il blog e' esausto, ma sui commenti ai lavori pubblicati non trova spunti veramente interessanti, mentre sulla discussione la cura dei particolari gli mette addirittura paura.
Sembra una comunita' di aspiranti detective o potenziali serial killer, chi banalmente scrive che il delitto perfetto non e'stato ancora commesso, chi filosofeggia dicendo che non esiste il delitto perfetto in quanto per se stesso il delitto e' gia' un errore.
Ma e' chi si nasconde dietro il nickname Xnovecento che posta le righe secondo lui piu' agghiaccianti, una concisa lista con tanto di trattino davanti, come quando fai una lista della spesa.


Delitto perfetto:
- senza movente
- non conoscere la vittima
- l'arma non deve essere nota a nessuno
- freddezza dell'esecutore.

Ne ha abbastanza, xnovecento ha urtato la sua sensibilita'.
Non trova migliore distrazione che salire in soffitta, per racattare qualche altro pezzo da aggiungere con un po' di fantasia alla sua casa ancora troppo spoglia.
Questa volta per prima cosa apre l'abbaino, un filo d'aria fresca spazza la polvere, oltre ad una vecchia valigia in pelle con grandi fibie non vede nulla che fa al caso suo, pensa pero' alla scatola di latta tra l'antenna e le tegole.
Si infila nell'abbaino e si avventura in una pericolosa passeggiata sul tetto del palazzo, non va direttamente alla scatola, fa un giro, scatta altre foto, si gode un po' di sole e leggero vento. Poi prende la scatola e torna in soffitta.
La vecchia scatola di latta e' perfetta, il colore rosso non e' probabilmente acceso come lo era chissa' quanti anni fa, le scritte sono tutte in inglese, in origine la scatola conteneva due chili di biscotti ma ora pesa di piu'.
Con un po' di emozione apre la scatola, e ben coperta da un panno grosso e verde come quello di un biliardo vi trova una pistola e dei proiettili.
Non sa che pistola sia, pensa sia a tamburo, come quelle di Tex Willer, insomma la pistola per antonomasia.
Impaurito, incuriosito, in qualche maniera eccitato, chiude la scatola distende il tappeto verde sopra e appoggia la pistola, con qualche goffa manovra inserisce i proiettili nel caricatore e lo fa girare come ha visto nei film.
Chiude la soffita, scende le scale e aspetta l'ascensore, arriva velocemente il gatto della vecchia che intanto apre la porta.

Lui non conosce la vecchia, nessuno sa niente della pistola, non ha motivi per voler male alla signora, quindi, uno sparo secco e con una precisione che non pensava di avere. Il gatto fugge con uno scatto fulmineo,  lui va in ascensore e torna a casa a lavorare con piu' informazioni sul delitto perfetto.


 Ma

la polizia e' sul posto in meno di dieci minuti, in casa nessuno sa niente, una squadra di agenti controlla la casa della signora, altri cercano informazioni dai vicini.
Un ispettore nota un gatto che miagola furiosamente e gratta con forza su una porta blindata, il poliziotto bussa e poi suona il campanello, come risposta il rumore di un solo colpo di revolver.
In pochi secondi l'ispettore e i suoi agenti entrano forzatamente e vedono il critico dei critici piegato sul suo computer schizzato dal sangue, sullo schermo leggono:
   


discussione conclusa, per il delitto perfetto e' mancata la freddezza dell'esecutore.