Ieri sono venuto a sapere da un amico che vive in Italia che a Bruxelles c'è stata un' operazione della polizia belga coadiuvata da quella francese con l'obiettivo di arrestare alcuni terroristi probabilmente coinvolti nei vili atti parigini dello scorso novembre.
L'amico mi ha chiamato chiedendo se qui a Gent è tutto regolare.
Fa piacere sapere che qualcuno ti pensa, fortunatamente ho potuto tranquillizzarlo, il quartiere di Bruxelles interessato, Forest, e' al sud della capitale belga e dista sessanta chilometri da dove vivo io.
Qualcuno penserà che i sessanta chilometri sono un'inezia, anche il mio amico la pensa così altrimenti probabilmente non si sarebbe preoccupato, ma io sono di Trieste, e per qualsiasi triestino quella distanza è assolutamente di sicurezza, un viaggio da preparare con cura.
Trieste dista sessanta chilometri da Manzinello, ma non troverete una sola persona che passeggia per piazza Unità che conosce questa località.
Un triestino fa sessanta chilometri per andare in vacanza a Grado, ridente località termale e marina celebre per i fanghi con cui si curava Roberto Baggio oppure può decidere di fare una follia e preparare con scrupolo una gita in giornata andando alle grotte di Postumja in Yugoslavia, anzi Yugo; a Trieste siamo pacifisti e ce ne sbattiamo altamente (in dialetto "gnanche pel cul") della guerra, della Slovenia, della Croazia, delle Serbia, della Bosnia, del Montenegro e della Macedonia, resterà sempre Yugo, luogo ideale per comprare sigarette e fare benzina.
D'altronde se tu abiti a Borgo San Sergio, quartiere periferico a massimo quindici minuti di bus, e decidi di andare a comprarti un paio di scarpe in centro, fai capire di essere prossimo ad un percorso impegnativo dicendo: vado in città, ci vediamo dopo.
Oppure se vivi a Muggia, pittoresco comune diviso da Trieste da Rio Ospo, un rigagnolo che un cane può replicare in qualsiasi angolo della città dirai solennemente: vado a Trieste!
Per molti anni io ho sguazzato nel mondo del basket, prima da modesto giocatore di settore giovanile poi come allenatore ed istruttore.
Posso assicurare che le trasferte non superano i dieci minuti di scooter. Una partita tra Libertas e Bor, società storiche triestine, si può svolgere sul lato destro del marciapiede se in casa gioca il Bor su quello sinistro se gioca in casa la Libertas.
Il Sokol Aurisina e le squadre di Muggia sono quelle più detestate ma non per una particolare antipatia o per una loro tradizione vincente ma perché ti costringono ad un'importante gita fuori sede.
Quando ti consegnano il calendario delle gare la prima cosa che guardi non è: quando incrocio quelli forti? Ma quando devo andare ad Aurisina? Prendi un pennarello rosso e il calendario e cerchi quel maledetto giorno.
Insomma sessanta chilometri sono per un triestino qualcosa che ti fa sembrare tutto molto lontano, estraneo al tuo quotidiano, la distanza per noi è molto diversa dal milanese per esempio che vive normalmente la pendolarita'.
Per noi distanza è viaggio. Un amico l'altro giorno mi ha chiamato verso le sette di sera e mi ha chiesto che ora è da me, ho spiegato che siamo ad un'ora di aereo quindi non cambia nulla, la risposta è stata: cacchio, un ora di volo...
Comunque a Gent tutto tranquillo, siamo ad oltre sessanta chilometri da Forest, Bruxelles.
mercoledì 16 marzo 2016
mercoledì 9 marzo 2016
Mutamenti
Tutto è iniziato con quella visita di routine dal medico, erano ormai dieci giorni che vedevo la mia pelle squamarsi, diventare dura e ruvida e in qualche parte la normale peluria diventare ispida, nessuna crema mi ha aiutato, e anche il dottore e' sembrato titubante, ho fatto tutti gli esami possibili.
Nell'attesa del risultato, mille test non invasivi, ma niente: il mio stato di salute perfetto, nessun fastidio, nessuna febbre, nessun dolore.
Solo dopo un attenta analisi di un luminare svedese in contatto col mio medico e specialista in malattie rare, con nozioni di veterinaria, il definitivo responso: soffro di grufalite, ossia un progressivo, lento, e non si sa quanto completo passaggio del mio essere uomo al nuovo stato di maiale.
Il terzo caso al mondo, il primo negli anni trenta fini' dentro un circo itinerante e si umiliava davanti alle famiglie con le sue orecchie e la sua coda, punti finali della sua forma leggera della malattia.
Ritiratosi dalle scene mori' in solitudine in una fattoria della campagna polacca, e il chiacchiericcio dei vicini su quello strano personaggio sempre chiuso in casa era vario, chi diceva che era grasso e rosa con il classico naso da porco, chi invece affermava che si potevano notare solo le famose orecchie e la coda che lo hanno aiutato a monetizzare al circo.
L'altro è ancora vivo, in una porcilaia in Australia.
Come si può capire dalla sua casa la forma di grufalite è acuta, da un paio d'anni ormai gli unici dati possibili sono quelli, del sangue, saliva, magari qualche atteggiamento ma nessuna testimonianza diretta. Non comunica più, anche se qualche cervellone studia alcuni movimenti del muso per cercare una forma di dialogo più completa.
Personalmente non sento particolari sintomi o disfunzioni, talvolta nei giorni di pioggia sento un istinto che mi dice di tuffarmi nelle pozzanghere e rotolarmi nel fango, ma credo sia più una mia suggestione, quando ero inconsapevole della malattia questo istinto non si manifestava. O magari è vero che superati i quarant'anni si torna un po' bambini e riemergono quei piccoli strappi alla regola, quelle disubbidienze, la voglia di proibito e probabilmente la grufalite non c'entra nulla.
Ammetto di non rispondere ai messaggi dell'amico Odo, cerco di evitarlo.
Lui è il re del barbecue, e' quello che ti scrive solo: salsiccia, birra e rutto libero?
Non mangio carne di maiale dal giorno della diagnosi, non ho particolari sensazioni e il medico mi dice che non ci sono controindicazioni, ma non mi sembra eticamente corretto poi ho sempre paura di trovarmi in piatto l'australiano.
Non ho detto nulla della malattia a nessuno, mia mamma impazzirebbe, già ora mi telefona due/tre volte al giorno per informarsi sul mio eritema che secondo lei diventerà sicuramente fuoco di Sant'Antonio. Io le ho assicurato che è solo una reazione allergica alle fragole. Ho mangiato fragole due volte, pochi anni fa, da piccolo mi diceva che mio padre era allergico e quindi geneticamente potrei essere predisposto, quindi vietate.
Però la mossa ha dato i suoi frutti, infatti ora per lei è tutto chiaro, l'eritema da fragola è tutta colpa mia: quante volte ti ho detto di non mangiare le fragole?
Frequento una mia ex collega, eravamo giovani, io neo assunto lei stagista e brillante studentessa, dopo la laurea e' andata a lavorare in un'altra azienda e ci siamo incontrati in una famosa fiera di settore, due chiacchiere, tanti ricordi, qualche risata, mille domande e alla fine il mio invito a cena. Accettato.
Anche a lei tengo nascosta la mia possibile parziale o totale mutazione, non ha personali opinioni sulla mia orticaria, mi chiede l'esito delle visite, ascolta e fa domande, per non tradirmi cerco di dare meno informazioni possibili, faccio il vago, minimizzo.
Ieri mi ha invitato da lei, appena uscito dall'ascensore ho visto la porta dell'appartamento socchiusa, già dal corridoio si notava la penombra e si sentiva una musica soft messa per creare atmosfera. Per la penombra bisogna ringraziare quella decina di candele messe scientificamente attorno al divano, per la musica uno di quei grandi vecchi stereo portatili e un cd probabilmente masterizzato.
Si è presentata elegantissima con un vestitino nero a tubino che sembrava pennellato al suo corpo, fresca di messa in piega e make up, a piedi scalzi perché sa che al contrario di tanti uomini detesto i tacchi a spillo, in mano una bottiglia di champagne e due flutes.
Ci accomodiamo sul divano, facciamo un brindisi, dopo aver appoggiato i bicchieri ci baciamo, l'atmosfera si scalda ma appena le mie mani si muovono sul suo corpo sento il brusio di un proiettore e sul grande muro di fronte a me una scritta: mi vuoi sposare?
Mi blocco con una mano sul suo seno, lei sorride e guardandomi negli occhi pronuncia le uniche parole che non volevo sentire: allora? Cosa ne dici?
Trenta secondi di silenzio che sembrano tre ore, sono un tempo sufficiente per far cambiare la sua espressione, abbassa gli occhi verso la mia mano ancora ferma sullo stesso posto, la toglie, mi spinge e urla: porco! Maiale! Stai con me solo per quello.
Corro in bagno, controllo il mio viso, il mio eritema, tutto ok.
Esco per l'ultima volta da quell'appartamento.
Nell'attesa del risultato, mille test non invasivi, ma niente: il mio stato di salute perfetto, nessun fastidio, nessuna febbre, nessun dolore.
Solo dopo un attenta analisi di un luminare svedese in contatto col mio medico e specialista in malattie rare, con nozioni di veterinaria, il definitivo responso: soffro di grufalite, ossia un progressivo, lento, e non si sa quanto completo passaggio del mio essere uomo al nuovo stato di maiale.
Il terzo caso al mondo, il primo negli anni trenta fini' dentro un circo itinerante e si umiliava davanti alle famiglie con le sue orecchie e la sua coda, punti finali della sua forma leggera della malattia.
Ritiratosi dalle scene mori' in solitudine in una fattoria della campagna polacca, e il chiacchiericcio dei vicini su quello strano personaggio sempre chiuso in casa era vario, chi diceva che era grasso e rosa con il classico naso da porco, chi invece affermava che si potevano notare solo le famose orecchie e la coda che lo hanno aiutato a monetizzare al circo.
L'altro è ancora vivo, in una porcilaia in Australia.
Come si può capire dalla sua casa la forma di grufalite è acuta, da un paio d'anni ormai gli unici dati possibili sono quelli, del sangue, saliva, magari qualche atteggiamento ma nessuna testimonianza diretta. Non comunica più, anche se qualche cervellone studia alcuni movimenti del muso per cercare una forma di dialogo più completa.
Personalmente non sento particolari sintomi o disfunzioni, talvolta nei giorni di pioggia sento un istinto che mi dice di tuffarmi nelle pozzanghere e rotolarmi nel fango, ma credo sia più una mia suggestione, quando ero inconsapevole della malattia questo istinto non si manifestava. O magari è vero che superati i quarant'anni si torna un po' bambini e riemergono quei piccoli strappi alla regola, quelle disubbidienze, la voglia di proibito e probabilmente la grufalite non c'entra nulla.
Ammetto di non rispondere ai messaggi dell'amico Odo, cerco di evitarlo.
Lui è il re del barbecue, e' quello che ti scrive solo: salsiccia, birra e rutto libero?
Non mangio carne di maiale dal giorno della diagnosi, non ho particolari sensazioni e il medico mi dice che non ci sono controindicazioni, ma non mi sembra eticamente corretto poi ho sempre paura di trovarmi in piatto l'australiano.
Non ho detto nulla della malattia a nessuno, mia mamma impazzirebbe, già ora mi telefona due/tre volte al giorno per informarsi sul mio eritema che secondo lei diventerà sicuramente fuoco di Sant'Antonio. Io le ho assicurato che è solo una reazione allergica alle fragole. Ho mangiato fragole due volte, pochi anni fa, da piccolo mi diceva che mio padre era allergico e quindi geneticamente potrei essere predisposto, quindi vietate.
Però la mossa ha dato i suoi frutti, infatti ora per lei è tutto chiaro, l'eritema da fragola è tutta colpa mia: quante volte ti ho detto di non mangiare le fragole?
Frequento una mia ex collega, eravamo giovani, io neo assunto lei stagista e brillante studentessa, dopo la laurea e' andata a lavorare in un'altra azienda e ci siamo incontrati in una famosa fiera di settore, due chiacchiere, tanti ricordi, qualche risata, mille domande e alla fine il mio invito a cena. Accettato.
Anche a lei tengo nascosta la mia possibile parziale o totale mutazione, non ha personali opinioni sulla mia orticaria, mi chiede l'esito delle visite, ascolta e fa domande, per non tradirmi cerco di dare meno informazioni possibili, faccio il vago, minimizzo.
Ieri mi ha invitato da lei, appena uscito dall'ascensore ho visto la porta dell'appartamento socchiusa, già dal corridoio si notava la penombra e si sentiva una musica soft messa per creare atmosfera. Per la penombra bisogna ringraziare quella decina di candele messe scientificamente attorno al divano, per la musica uno di quei grandi vecchi stereo portatili e un cd probabilmente masterizzato.
Si è presentata elegantissima con un vestitino nero a tubino che sembrava pennellato al suo corpo, fresca di messa in piega e make up, a piedi scalzi perché sa che al contrario di tanti uomini detesto i tacchi a spillo, in mano una bottiglia di champagne e due flutes.
Ci accomodiamo sul divano, facciamo un brindisi, dopo aver appoggiato i bicchieri ci baciamo, l'atmosfera si scalda ma appena le mie mani si muovono sul suo corpo sento il brusio di un proiettore e sul grande muro di fronte a me una scritta: mi vuoi sposare?
Mi blocco con una mano sul suo seno, lei sorride e guardandomi negli occhi pronuncia le uniche parole che non volevo sentire: allora? Cosa ne dici?
Trenta secondi di silenzio che sembrano tre ore, sono un tempo sufficiente per far cambiare la sua espressione, abbassa gli occhi verso la mia mano ancora ferma sullo stesso posto, la toglie, mi spinge e urla: porco! Maiale! Stai con me solo per quello.
Corro in bagno, controllo il mio viso, il mio eritema, tutto ok.
Esco per l'ultima volta da quell'appartamento.
mercoledì 17 febbraio 2016
Buon ritiro
Umberto è uno dei pochi pensionati non felice di esserlo, a lui non basta il caffè e i giornali del bar al mattino, non ha cani da portare a pisciare.
D'altronde nel suo passato ha avuto una vita frenetica, fatta di viaggi, voli per lo più interni ma continui, incontri e si dice qualche bella donna.
È obiettivamente difficile passare da un giorno all'altro da un vortice alla calma piatta.
Nella sua vita ha fatto di tutto: aspirante medico, cantautore, editore e con l'ardore giovanile il rivoluzionario comunista ambientalista, ma anche il modello di canottiere vintage, allevatore di avannotti.
Quello che però lo ha reso benestante è stata la sua capacità di imbonitore, ispirato da un suo grande amico, ma per tutti e due l'età avanza e lo smalto non è più lo stesso.
Ha piazzato di tutto, e' stato capace di accumulare i danari necessari per mantenere un ottimo stile di vita per lui e la sua famiglia.
Ora passeggia per il suo paesello in riva al lago, i suoi fedelissimi lo salutano con affetto e magari un po' di tenerezza, ricordando i fasti del passato, la grinta, la voce roca che rimbombava tra la gente.
Quando si ferma seduto su qualche panchina all'ombra a distribuire molliche di pane ai piccioni, qualche coetaneo gli porta il giornale, lui ringrazia ma lo legge malvolentieri, prova un po' di invidia verso quello definito il suo successore che riempie le prime pagine come faceva lui.
"Sto ragazzetto pensa in grande, vendere ruspe non è facile" pensa quando sfoglia le pagine.
Il suo passare la giornata viene sempre interrotta dal suo telefonino, quello con i tasti grandi:
"papà, sono in fattoria, ho un po' di carote, sedani e patate..."Ma lui lo interrompe "grazie, sono a posto così, ci sentiamo."
Non riesce a nascondere la sua malinconia, cerca di tenere davanti agli altri la sua fierezza, ma il cuore e' pieno di delusione, si sente tradito e abbandonato dalle stesse persone che lo portavano in palmo di mano, quelli che facevano la fila ogni anno per comprare ampolle d'acqua da portare a casa o in ufficio, in controtendenza con i normali boccioni che ora vengono messi negli angoli dietro ai computers o vicino al frigo.
Passeggia e borbotta e puntuale il telefonino squilla:
"Papà sono in fattoria, ho un po' di carote, sedani e patate..."ma lui lo interrompe "grazie, sono a posto così, ci sentiamo"
A lui piacerebbe passare all' osteria per giocare un po' a carte con gli altri ma il lato negativo della popolarità lo deve pagare, non è ben voluto da tutti, lo sa, e mantiene una certa discrezione, ma ciò gli pesa.
L'alternativa dei cantieri, ambita da molti pensionati, a lui non è gradita. In fondo grazie alla sua attività e alle sue amicizie quei cantieri lui li commissionava ora andare lì a vedere gli extracomunitari (che non vede di buon occhio!) a riempire la betoniera lo sente come una retrocessione, l'orgoglio del vecchio leone alla fine esce.
Quando il campanile batte mezzogiorno, come si usa in paese, si toglie il cappello e si incammina verso casa, e in questo momento che il suo pensiero vola al pomeriggio, come tirare sera? Cosa fare dopo il riposino del dopopranzo? Ama la televisione ma nello stesso tempo lo intristisce perché vede gente che non contava nulla che ora detta le regole al suo posto, preferisce mettere le vecchie vhs con lui protagonista.
Il pomeriggio passa tra play e rewind e viene interrotto solo dal cellulare con i tasti grandi. Come al solito è suo figlio. Ancora prima di dire pronto, con voce decisa: non mi servono né carote,né sedani, né patate.
Ma la risposta è sorprendente: no papà, volevo solo dirti che ho comprato una ruspa per la fattoria!
Vaffanculo, trota!
lunedì 1 febbraio 2016
DUUNKERKE
Dopo pochi chilometri d'autostrada arriviamo al parcheggio di un bel stadio da rugby.
Finora di Duunkerke, dal finestrino di uno stanco ed usurato Berlingo, ho visto l'unico cimitero senza aiuole ma solo freddo cemento, un tennis club, delle industrie, alcuni centri commerciali e delle casette sparse in un panorama piatto e noioso.
Oltre al gia' citato Berlingo, ci seguono altri tre mezzi stipati all'inverosimile: bancali di legno, cibo, vestiti, giocattoli, materiale da cucina da campo e qualsiasi cosa puo' essere utile a chi vive nel fango e al freddo; materiale raccolto e preparato da gente di buona volonta' proveniente da qualsiasi latitudine.
Anche i passeggeri delle macchine formano una Babele mica da ridere, la maggioranza italiana e' felicemente contaminata da presenze spagnole, belghe e un bell' aiuto di un panettiere turco profuma le cabine delle vetture.
Il parcheggio dello Stadium du Littoral, e' curato, la struttura e' un autentico gioielllo, l'erba verde brillante, le H formate dai pali della porta del rugby attendono i coraggiosi e leali protagonisti di questo sport duro quanto elegante. E' paradossale davanti a tanto ordine, indossare qualunque abito e calzatura che limiti l'imbarcata di fango a cui stiamo andando consapevolmente incontro.
Mi aspetto una lunga fila di tende verdi e marroni, di quelle vecchie usurate ma ancora resistenti, quelle che i valorosi Alpini montavano nelle emergenze, quelle che ho usato da magazzino attrezzi quando facevo l'assistente alle colonie estive dei bambini, mi aspetto molto fango perche' ai miei amici che qua sono gia' stati e' la cosa che ha colpito di piu', poi onestamente non so piu' cosa pensare, non ho davanti a me un'immagine.
Poi un pugno nello stomaco. Quando mi dicevano Duunkerke e' un campo rifugiati con tende e niente altro pensavo una cosa ben organizzata seppur nella disgrazia e nell'indigenza, invece ti trovi davanti un campeggio improvvisato stipato di tende ad igloo di ogni dimensione, anche quelle da moto per una o due persone, i piu' fortunati hanno piazzato sotto un bancale, pallet per i piu' raffinati.
Il tutto ingoiato da un fango che non ho mai visto cosi' viscido ed agressivo, solo dove passano i mezzi dei volontari si riesce a camminare senza sprofondare.
I volontari fissi al campo muniti di radio cb portatili comunicano tra di loro ma la loro organizzazione non e' proporzionata alla grande generosita' , tutto sembra improvvisato, prendiamo l'iniziativa e la cosa sembra accolta con favore.
Pallet, vestiti, scarpe, coperte e giocattoli nelle tende magazzino e allestimento di un veloce bancone per servire, the', caffe', cioccolato, frutta fresca e secca, qualche dolce.
Tutto viene assaggiato ed apprezzato ma l'impressione e' che ci sia bisogno piu' di cose semplici, di uso quotidiano, chi vuole il the' lo beve per scaldarsi ma anche per poter mantenere il bicchiere in plastica che puo' tornare utile in altre occasioni. Anche le cassette della frutta vuote sono ambite, sono un'ottima miccia per accendere un fuoco.
Due fratelli, forse gemelli, di circa dieci anni, con in testa due ben visibili cappelli di lana hanno gia' puntato al fornello da campo con relativo gas, dopo averci fatto compagnia, aver bevuto una borraccia di the' esageratamente zuccherato, si meritano il trofeo, lo chiudono in una busta di plastica e lo portano alla mamma.
La luce del giorno inizia ad abbassarsi, le file per la cena ostacolano per un secondo la nostra uscita, la polizia mi controlla lo zaino, un ragazzo mi vede fare qualche foto, mi crede un reporter ma lo deludo subito, sono un semplice volontario, mi chiede un consiglio su cosa fare, e' iracheno e non sa cosa e' meglio per lui ed ha una gran paura di esser rispedito a casa, mi vergogno della mia ignoranza, gli dico cose che non gli serviranno, probabilmente lo deludo nuovamente.
Noto una scritta su un piccolo muretto "good luck...my brother" e vicino dei prezosi stivali abbandonati.
Finora di Duunkerke, dal finestrino di uno stanco ed usurato Berlingo, ho visto l'unico cimitero senza aiuole ma solo freddo cemento, un tennis club, delle industrie, alcuni centri commerciali e delle casette sparse in un panorama piatto e noioso.
Oltre al gia' citato Berlingo, ci seguono altri tre mezzi stipati all'inverosimile: bancali di legno, cibo, vestiti, giocattoli, materiale da cucina da campo e qualsiasi cosa puo' essere utile a chi vive nel fango e al freddo; materiale raccolto e preparato da gente di buona volonta' proveniente da qualsiasi latitudine.
Anche i passeggeri delle macchine formano una Babele mica da ridere, la maggioranza italiana e' felicemente contaminata da presenze spagnole, belghe e un bell' aiuto di un panettiere turco profuma le cabine delle vetture.
Il parcheggio dello Stadium du Littoral, e' curato, la struttura e' un autentico gioielllo, l'erba verde brillante, le H formate dai pali della porta del rugby attendono i coraggiosi e leali protagonisti di questo sport duro quanto elegante. E' paradossale davanti a tanto ordine, indossare qualunque abito e calzatura che limiti l'imbarcata di fango a cui stiamo andando consapevolmente incontro.
Mi aspetto una lunga fila di tende verdi e marroni, di quelle vecchie usurate ma ancora resistenti, quelle che i valorosi Alpini montavano nelle emergenze, quelle che ho usato da magazzino attrezzi quando facevo l'assistente alle colonie estive dei bambini, mi aspetto molto fango perche' ai miei amici che qua sono gia' stati e' la cosa che ha colpito di piu', poi onestamente non so piu' cosa pensare, non ho davanti a me un'immagine.
Poi un pugno nello stomaco. Quando mi dicevano Duunkerke e' un campo rifugiati con tende e niente altro pensavo una cosa ben organizzata seppur nella disgrazia e nell'indigenza, invece ti trovi davanti un campeggio improvvisato stipato di tende ad igloo di ogni dimensione, anche quelle da moto per una o due persone, i piu' fortunati hanno piazzato sotto un bancale, pallet per i piu' raffinati.
Il tutto ingoiato da un fango che non ho mai visto cosi' viscido ed agressivo, solo dove passano i mezzi dei volontari si riesce a camminare senza sprofondare.
I volontari fissi al campo muniti di radio cb portatili comunicano tra di loro ma la loro organizzazione non e' proporzionata alla grande generosita' , tutto sembra improvvisato, prendiamo l'iniziativa e la cosa sembra accolta con favore.
Pallet, vestiti, scarpe, coperte e giocattoli nelle tende magazzino e allestimento di un veloce bancone per servire, the', caffe', cioccolato, frutta fresca e secca, qualche dolce.
Tutto viene assaggiato ed apprezzato ma l'impressione e' che ci sia bisogno piu' di cose semplici, di uso quotidiano, chi vuole il the' lo beve per scaldarsi ma anche per poter mantenere il bicchiere in plastica che puo' tornare utile in altre occasioni. Anche le cassette della frutta vuote sono ambite, sono un'ottima miccia per accendere un fuoco.
Due fratelli, forse gemelli, di circa dieci anni, con in testa due ben visibili cappelli di lana hanno gia' puntato al fornello da campo con relativo gas, dopo averci fatto compagnia, aver bevuto una borraccia di the' esageratamente zuccherato, si meritano il trofeo, lo chiudono in una busta di plastica e lo portano alla mamma.
La luce del giorno inizia ad abbassarsi, le file per la cena ostacolano per un secondo la nostra uscita, la polizia mi controlla lo zaino, un ragazzo mi vede fare qualche foto, mi crede un reporter ma lo deludo subito, sono un semplice volontario, mi chiede un consiglio su cosa fare, e' iracheno e non sa cosa e' meglio per lui ed ha una gran paura di esser rispedito a casa, mi vergogno della mia ignoranza, gli dico cose che non gli serviranno, probabilmente lo deludo nuovamente.
Noto una scritta su un piccolo muretto "good luck...my brother" e vicino dei prezosi stivali abbandonati.
lunedì 21 dicembre 2015
Poesia natalizia
Finalmente e' festa, domani e' Natale,
i vestiti buoni sono tutti pronti,
presi un mese fa grazie agli sconti,
faremo un figurone, saremo una famiglia reale.
Dopo una giornata di lavoro seduti davanti al camino,
ci godiamo un po' di televisione prima di andare a dormire,
ma fuori c'e' casino a non finire,
vuole entrare a rubare, il marocchino.
Anche aspettando mezzanotte mi devo preoccupare:
prendi la mazza, il coltello e il bastone;
ma guardando dalla finestra: non e' nera la sua carnagione!
Questo conta poco, conta solo non farlo entrare.
Nel sacco ha il frutto di altre imprese
sta girando nel giardino
sta cercando l'entrata il malandrino
lo controllo bene: si capisce bene, e' albanese.
"Cosa dici? Ma non lo vedi?"
"Ha un indizio non indifferente di chi vive nel medio oriente, ha la barba fino ai piedi"
Gira ancora nel giardino,
trova la scala vicino alla cantina,
e si arrampica dal retro della cucina.
Ormai e' chiaro: l'obiettivo e' il camino.
Non lo vediamo piu' salire le scale,
ma armati lo aspettiamo nel salotto,
chissa' se lo rifara' dopo come l'avremo ridotto.
Eccolo che scende, senti che tonfo: Cazzo e' Babbo Natale!
i vestiti buoni sono tutti pronti,
presi un mese fa grazie agli sconti,
faremo un figurone, saremo una famiglia reale.
Dopo una giornata di lavoro seduti davanti al camino,
ci godiamo un po' di televisione prima di andare a dormire,
ma fuori c'e' casino a non finire,
vuole entrare a rubare, il marocchino.
Anche aspettando mezzanotte mi devo preoccupare:
prendi la mazza, il coltello e il bastone;
ma guardando dalla finestra: non e' nera la sua carnagione!
Questo conta poco, conta solo non farlo entrare.
Nel sacco ha il frutto di altre imprese
sta girando nel giardino
sta cercando l'entrata il malandrino
lo controllo bene: si capisce bene, e' albanese.
"Cosa dici? Ma non lo vedi?"
"Ha un indizio non indifferente di chi vive nel medio oriente, ha la barba fino ai piedi"
Gira ancora nel giardino,
trova la scala vicino alla cantina,
e si arrampica dal retro della cucina.
Ormai e' chiaro: l'obiettivo e' il camino.
Non lo vediamo piu' salire le scale,
ma armati lo aspettiamo nel salotto,
chissa' se lo rifara' dopo come l'avremo ridotto.
Eccolo che scende, senti che tonfo: Cazzo e' Babbo Natale!
martedì 8 dicembre 2015
L'uomo senza testa
L'uomo senza testa ama uscire da casa; di solito fa delle lunghissime passeggiate oppure si siede sulle panchine delle fermate del bus e talvolta sale su quelli che fanno le linee più lunghe. Dalla periferia al pieno centro, e quando è di buon umore ed essendo un ottimista lo è spesso, sul lungomare il posto che più ama della sua città.
Non usa la macchina, tantomeno la moto o lo scooter, non potendo usare il casco, quindi cammina e si fa portare.
Un giorno parte da casa sua, da quei palazzoni costruiti negli anni settanta e che tutti i suoi concittadini conoscono, fa qualche chilometro poi decide di salire sulla linea quaranta quella che sconfina anche dal Comune.
Ci sono molti posti liberi, lui sceglie quello in fondo dietro all'obliteratrice, fa tante fermate, salgono e scendono tanti anziani, vestiti quasi tutti di beige, blu o nero e anche molti ragazzi con dei cappellacci di lana con sopra le cuffie e dei jeans con le tasche a livello del retro del ginocchio.
Nessuno dei ragazzi concede il posto, nessuno dei vecchi lo chiede. Lo pretendono fulminando con lo sguardo il ragazzo col cappellaccio per poi, sempre con lo sguardo, cercare conforto in un altro compare anziano. Chissà, forse basterebbe un po' di comunicazione per risvegliare l'educazione.
L'uomo senza testa scende in quella che probabilmente è la fermata più inflazionata infatti vicino c'è il cinema, il mercato della frutta e non lontano la stazione.
Si dirige verso la zona pedonale, e siccome è particolarmente sereno, decide di prendere la lunga via piena di negozi che muore in un piccolo porticciolo con ormeggio barche.
Prima però di arrivare al mare si siede al tavolo esterno di un bar, e' uno di quei tavoli grandi e grossi di legno massiccio. Ognuno divide col vicino lo spazio comune.
Chiaramente l'uomo senza testa non consuma ma nessuno ha nulla da ridire, si gode la pace.
Ancora un paio di passi e finalmente il lungomare, qua si può passeggiare anche per ore, a volte pensa che camminando forse si potrebbe anche arrivare alle famose spiagge dei VIP, tanto il mare è questo, prima o poi...
Arriva l'imbrunire l'uomo senza testa ama il sole, la luce, del buio ha paura quindi lascia il suo lungomare attraversa la strada e si avvia verso la fermata più vicina ma è proprio sulla striscia bianca di mezzadria quando una macchina gialla ad una velocità criminale lo sfiora, lo spostamento d'aria lo fa cadere, probabilmente lo shock gli fa sentire un dolore al piede come se quel pirata con la macchina sportiva lo avesse schiacciato.
La macchina gialla prosegue la sua folle corsa, la strada che costeggia il mare offre nel suo ultimo pezzo una curva da rally, e subito dopo un pub di quelli importati dall'Irlanda, la manovra e' veloce ma insicura e si conclude con un goffo parcheggio proprio davanti all'entrata del locale, le ruote anteriori sul marciapiede quelle posteriori sulla strada.
L'autista evidentemente ubriaco entra al pub e ordina una pinta, il barista proprietario del locale, uomo tutto di un pezzo e commerciante sgamato gli serve un caffè doppio, forte e bollente e con un gesto veloce gli toglie dalle mani le chiavi del bolide giallo.
"Queste le vieni a prendere domani" disse l'uomo con la testa.
Non usa la macchina, tantomeno la moto o lo scooter, non potendo usare il casco, quindi cammina e si fa portare.
Un giorno parte da casa sua, da quei palazzoni costruiti negli anni settanta e che tutti i suoi concittadini conoscono, fa qualche chilometro poi decide di salire sulla linea quaranta quella che sconfina anche dal Comune.
Ci sono molti posti liberi, lui sceglie quello in fondo dietro all'obliteratrice, fa tante fermate, salgono e scendono tanti anziani, vestiti quasi tutti di beige, blu o nero e anche molti ragazzi con dei cappellacci di lana con sopra le cuffie e dei jeans con le tasche a livello del retro del ginocchio.
Nessuno dei ragazzi concede il posto, nessuno dei vecchi lo chiede. Lo pretendono fulminando con lo sguardo il ragazzo col cappellaccio per poi, sempre con lo sguardo, cercare conforto in un altro compare anziano. Chissà, forse basterebbe un po' di comunicazione per risvegliare l'educazione.
L'uomo senza testa scende in quella che probabilmente è la fermata più inflazionata infatti vicino c'è il cinema, il mercato della frutta e non lontano la stazione.
Si dirige verso la zona pedonale, e siccome è particolarmente sereno, decide di prendere la lunga via piena di negozi che muore in un piccolo porticciolo con ormeggio barche.
Prima però di arrivare al mare si siede al tavolo esterno di un bar, e' uno di quei tavoli grandi e grossi di legno massiccio. Ognuno divide col vicino lo spazio comune.
Chiaramente l'uomo senza testa non consuma ma nessuno ha nulla da ridire, si gode la pace.
Ancora un paio di passi e finalmente il lungomare, qua si può passeggiare anche per ore, a volte pensa che camminando forse si potrebbe anche arrivare alle famose spiagge dei VIP, tanto il mare è questo, prima o poi...
Arriva l'imbrunire l'uomo senza testa ama il sole, la luce, del buio ha paura quindi lascia il suo lungomare attraversa la strada e si avvia verso la fermata più vicina ma è proprio sulla striscia bianca di mezzadria quando una macchina gialla ad una velocità criminale lo sfiora, lo spostamento d'aria lo fa cadere, probabilmente lo shock gli fa sentire un dolore al piede come se quel pirata con la macchina sportiva lo avesse schiacciato.
La macchina gialla prosegue la sua folle corsa, la strada che costeggia il mare offre nel suo ultimo pezzo una curva da rally, e subito dopo un pub di quelli importati dall'Irlanda, la manovra e' veloce ma insicura e si conclude con un goffo parcheggio proprio davanti all'entrata del locale, le ruote anteriori sul marciapiede quelle posteriori sulla strada.
L'autista evidentemente ubriaco entra al pub e ordina una pinta, il barista proprietario del locale, uomo tutto di un pezzo e commerciante sgamato gli serve un caffè doppio, forte e bollente e con un gesto veloce gli toglie dalle mani le chiavi del bolide giallo.
"Queste le vieni a prendere domani" disse l'uomo con la testa.
martedì 27 ottobre 2015
Storielle veloci
Assaggini:
Ieri sono andato ad una degustazione gastronomica svedese assieme ad un'amica. Con il sottofondo musicale degli Abba abbiamo assaggiato: pannbiff, kottbulla e kalops. Quando ho proposto alla mia amica un po' di nasselsoppa lei mi ha risposto:
No, Sto colma.
Ikea:
Tutti ma proprio tutti mi fanno i complimenti per il nuovo mobiletto ad ante e scaffali che ho messo in soggiorno.
Credenza popolare.
Disney:
Il destino beffardo ha voluto che nella finale dei giochi scolastici della città di Paperopoli nella specialità tennis tavolo si affrontino i fratelli Qua e Quo.
Dalla tribuna il terzo fratello Qui fa un tifo sfegatato per Quo.
Qui pro Quo.
Disney II:
In uno slancio di generosita' Zio Paperone decide di regalare degli scooter ai tre nipotini Qui, Quo, Qua.
Quo e Qua decidono per uno di quelli fiammanti all'ultima moda, mentre Qui preferisce quello a quattro ruote per andare fuoristrada.
Qui pro quod.
Lista della spesa:
Ecco cara, salame, mortadella e prosciutto.
Dell'affetto, caro, ti avevo chiesto solo affetto.
Te la tiri:
La barboncina Lousie non cede alle attenzioni del bulldog Fido che continua a girarle attorno: Puoi annusarmi quante volte vuoi ma non sarò mai tua, possiamo restare amici.
Fido rifiuto'.
Iniziative imprenditoriali:
Uno scorfano e una carpa iniziano una piccola attivita' imprenditoriale, dopo cinque anni di successi, hanno deciso di aumentare la produzione. Hanno alzato la sogliola.
Il vecchio e il bambino:
Ricordo bene quanto grandi sembravano i piccoli problemi adolescenziali, e quanta serenità mi dava sedermi sotto la pergola a godermi anche solo la visione di quei grandi grappoli d'uva.
Poi arrivava mio nonno che mi vedeva triste e mi diceva: su con la vite.
Comandi:
Ero un bravo militare ora non ho piu' niente.
Nulla tenente.
In viaggio:
Oh ma che palle! Quanto manca per arrivare al capulougo marchigiano?
Ancona venti chilometri.
Duello:
Riccardo Cuor di Leone: villano, con la mia spada caricata in verticale ti uccidero'.
Saladino: vedremo, vile marrano, se prima, io con la mia scimmitarra ti rendero' orizzontale.
Parole crociate.
Ieri sono andato ad una degustazione gastronomica svedese assieme ad un'amica. Con il sottofondo musicale degli Abba abbiamo assaggiato: pannbiff, kottbulla e kalops. Quando ho proposto alla mia amica un po' di nasselsoppa lei mi ha risposto:
No, Sto colma.
Ikea:
Tutti ma proprio tutti mi fanno i complimenti per il nuovo mobiletto ad ante e scaffali che ho messo in soggiorno.
Credenza popolare.
Disney:
Il destino beffardo ha voluto che nella finale dei giochi scolastici della città di Paperopoli nella specialità tennis tavolo si affrontino i fratelli Qua e Quo.
Dalla tribuna il terzo fratello Qui fa un tifo sfegatato per Quo.
Qui pro Quo.
Disney II:
In uno slancio di generosita' Zio Paperone decide di regalare degli scooter ai tre nipotini Qui, Quo, Qua.
Quo e Qua decidono per uno di quelli fiammanti all'ultima moda, mentre Qui preferisce quello a quattro ruote per andare fuoristrada.
Qui pro quod.
Lista della spesa:
Ecco cara, salame, mortadella e prosciutto.
Dell'affetto, caro, ti avevo chiesto solo affetto.
Te la tiri:
La barboncina Lousie non cede alle attenzioni del bulldog Fido che continua a girarle attorno: Puoi annusarmi quante volte vuoi ma non sarò mai tua, possiamo restare amici.
Fido rifiuto'.
Iniziative imprenditoriali:
Uno scorfano e una carpa iniziano una piccola attivita' imprenditoriale, dopo cinque anni di successi, hanno deciso di aumentare la produzione. Hanno alzato la sogliola.
Il vecchio e il bambino:
Ricordo bene quanto grandi sembravano i piccoli problemi adolescenziali, e quanta serenità mi dava sedermi sotto la pergola a godermi anche solo la visione di quei grandi grappoli d'uva.
Poi arrivava mio nonno che mi vedeva triste e mi diceva: su con la vite.
Comandi:
Ero un bravo militare ora non ho piu' niente.
Nulla tenente.
In viaggio:
Oh ma che palle! Quanto manca per arrivare al capulougo marchigiano?
Ancona venti chilometri.
Duello:
Riccardo Cuor di Leone: villano, con la mia spada caricata in verticale ti uccidero'.
Saladino: vedremo, vile marrano, se prima, io con la mia scimmitarra ti rendero' orizzontale.
Parole crociate.
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