Roma Siugzdaite.
Cognome difficilissimo, ma estremamente elementare il nome, per chiunque parli italiano.
Chi mi conosce personalmente, ma forse anche chi segue questo blog, sa chi e' a portare questo nome, a chi invece non dice nulla, la spiegazione si riassume in due parole: mia moglie, o come dice il mitico Guareschi (quello di Don Camillo e Peppone per rendere l'idea) nell'ultimo libro che ho letto: "colei che non mi volle piu' signorino" o "la gentile socia della mia malinconica azienda".
Donna unica.
Ho sempre detto di aver avuto la fortuna di sposare non la miglior donna che ho conosciuto ma senz'altro la miglior persona in assoluto.
Fine intelligenza, calma olimpica, bonta' ingenua.
Poi il pregio migliore, la prima cosa che noto in una donna, se osservate bene, quando sorride (spesso!) usa la bocca, i denti ma anche gli occhi, migliorando ulteriormente la sua espressione e il suo bel viso.
E' evidente che pero' quando ti ancori ad una persona, apprezzi soprattutto i difetti e su uno in particolare mi fermo in questo post.
Non con falsa immodestia posso affermare:
mia moglie mi sovrastima.
Una coppia, la prima pietra di una famiglia, si fonda sulla complicita' e sulla sincerita', insomma devo metterla davanti ad un fatto compiuto che le faccia capire chi, o meglio cosa, ha deciso di mettersi in casa.
Sto valutando un gesto eclatante.
Tra le opzioni che reputo piu' valide, dopo una severa selezione, ho individuato queste tre possibili soluzioni.
Aspettare un week end di grande flusso turistico nella piazza sotto le finestre del soggiorno di casa nostra ed espormi come mamma mi ha fatto fino al probabile arrivo delle forze dell'ordine.
Confessare che sono un attento e affezionato telespettatore di Forum, e che dopo un inizio emotivamente molto critico promuovo il cambio di gestione Dalla Chiesa-Palombelli (ndr Ciao Rita!).
Non lavarmi, per molto tempo, e quando arrivo ad un punto di non ritorno, ammettere di essere nella personale situazione ideale.
Mi accorgo solo ora che delle tre ipotesi la confessione di Forum, siccome appena pubblicata sul blog, e' bruciata. Resta l'atto osceno in luogo pubblico e la totale carenza di igiene personale.
Ma forse e' sufficiente questo post.
Accetto consigli. A voi l'ardua sentenza.
lunedì 24 novembre 2014
sabato 1 novembre 2014
UFO
Un qualsiasi martedi' mattina, il giorno piu' noioso della settimana per Emilio, sono passati i bollori della domenica e le polemiche del lunedi' ed e' troppo lontano il prossimo week end per la prossima giornata di campionato.
Emilio vive per l'Ufo. Tutto e' collegato alla squadra.
Quando lavora al supermercato, nelle vigilie di gare importanti sistema i barattoli e le scatole negli scaffali secondo i colori sociali formando cosi' delle bandiere biancorosse.
L'Ufo la squadra del paese, anzi le squadre del paese.
Per anni la fusione e' stata vista con diffidenza, i vecchi in bar Duomo ancora adesso la vedono male, soprattutto dopo una sconfitta.
Di sconfitte pero' ultimamente se ne vedono poche e i vecchi tifosi della storica Unione Calcio e quella della Fortitudo hanno capito che in questo periodo di vacche magre l'Unione Fortitudo, Ufo per un'abile mossa di marketing, puo' essere un buon compromesso.
L'Ufo non giochera' mai con le grandi che si alternano a vincere gli scudetti, sara' sempre ai margini dell'industria calcistica.
E' ancora un calcio pane e salame, ai limiti del professionismo, dove qualcuno continua a mantenere il proprio lavoro, e i piu' giovani sputano sangue per poter fare il definitivo salto di qualita'.
Questo pero' e' l'anno buono, per la prima volta si lotta per una categoria ancora mai vista in zona, tutto il campionato in testa, una sola sconfitta, alla terza giornata, poi qualche pareggio in trasferta e tante vittorie, con l'orgoglio di non aver lasciato scampo tra le mura amiche.
Sono solo tre i punti che dividono l'Ufo dalla gloria, e domenica ci sara' la grande occasione, vincendo con una squadra di meta' classifica sara' matematico il successo, e il resto della stagione sara' accademia.
In paese c'e' grande fermento dal Municipio al bar Duomo hanno tirato un gran pavese bianco e rosso, non si parla d'altro.
Emilio riconosciuto da tutti come il "Sindaco" della tifoseria, viene fermato per strada e al supermercato per sapere se ci sono ancora biglietti o per avere precise direttive per la perfetta esecuzione della coreografia.
Il "sindaco" e' preciso, puntuale, si assicura che sia chiaro per tutti, ha addirittura stampato dei volantini con i testi delle canzoni e dei cori per osannare gli amati colori e beniamini.
Si avvicina il fine settimana, tutto e' gia' pronto, il "sindaco" scalpita e soffre per la scelta del mister, praticamente un profeta, di preparare questa gara a porte chiuse per mantenere alta la concentrazione.
Non resta che aspettare domenica.
La giornata e' tiepida, il sole vuole partecipare all'evento.
Gia' da prima mattina la piazza e' piena, i giovani che formano il gruppo piu' vivace dei tifosi stanno provando i cori, verso le undici la folla si dirige verso l'hotel dove i giocatori si trovano per il pranzo, un po' di riposo per poi recarsi assieme allo stadio.
Qualche coro, un fumogeno e dalla sala verso il giardino escono il team manager e il capitano Guido Matteo, la bandiera, il capocannoniere.
Un po' di strette di mano, baci e abbracci, incitamenti e poi la richiesta del team manager e del capitano per avere un po' di pace viene soddisfatta e i tifosi vanno al campo ad iniziare a colorare gli spalti con palloncini, cartoncini colorati e striscioni.
La partita va via liscia, alla mezz'ora l'Ufo ha gia' messo i tre punti in cassaforte, con la doppietta del capitano.
Lo stadio canta all'unisono, e i cori proseguono in piazza dove il bar Duomo ha allestito con la collaborazione della tv locale e del comune, un maxischermo.
Il "sindaco" piange dal primo goal.
Mancano venti minuti alla fine e c'e' il boato per Guido Matteo che lascia spazio al suo partner d'attacco, l'italo-brasiliano Lucio Martino che proprio in questa gara rientra dopo un'infortunio, e fissa il risultato finale sul tre a zero.
Bella la storia di questi due ragazzi divisi da una quindicina d'anni ma con molte cose in comune, a partire dal nome composto esclusivamente da nomi propri, al ruolo in campo, alla formazione calcistica, alla provenienza geografica. Infatti entrambi sono nati in zona e sono all'Ufo dal settore giovanile.
Un'amicizia solida che ha grande merito sul funzionamento del gruppo, quindi della stagione.
La festa allo stadio e' veloce, tutti vogliono correre in piazza assieme a chi non ha trovato biglietto, la comunita' ha voglia di unirsi per qualcosa di storico.
Sul palco ci sono gia' dei ragazzi che scaldano gli animi con un po' di musica dal vivo, per strada i campanelli delle biciclette e i clacson dei motorini e macchine quasi coprono la musica.
Neanche per le vittorie mondiali della nazionale si e' vista tanta festa, al bar Duomo le vecchie glorie dell'Unione e della Fortitudo offrono da bere.
Il "sindaco" non e' lucido, probabilmente e' il giorno piu' bello della sua vita.
Sfilano sul palco gli eroi dal piu' giovane al; piu' vecchio.
Per ultimo assieme al Mister entra il bomber, capitan Guido Matteo, che intona qualche coro con il suo popolo, fa un piccolo discorso e poi ufficializza quello che gia' era nell'aria:
oggi corono due sogni, la promozione storica e il poter smettere da vincente. Saro' sempre un sostenitore della squadra, ma sono stanco, troppi sacrifici, mia moglie e i miei bambini vogliono passare qualche domenica in piu' con me e io con loro. Grazie di tutto e adesso continua la festa! Vi lascio in buone mani!
Lo dice abbracciando Lucio Martino. Passaggio di consegne.
Al "sindaco" e' calata la notte negli occhi e nel cervello, non vede piu' i compagni di curva, non vede il biancorosso della piazza e nemmeno i fuochi d'artificio, non riesce a torliersi dalla testa le parole del capitano, il bomber della sua generazione lo ha tradito.
Come si fa a mollare proprio ora? Come fa a dire che e'stanco? Si allena una volta al giorno per al massimo due ore, il calcio ma soprattutto l'Ufo, assieme a congrui e puntuali rimborsi spese lo fa vivere bene con l'attivita' che a suo tempo si e' fatto aprire e che ora gestisce. Come fa a dire troppi sacrifici? Io rinuncio a qualsiasi gita con gli amici, la domenica per me non e' altro che una mezza giornata di riposo e poi o macinare chilometri o preparare lo stadio. Io faccio sacrifici non lui.
La moglie? I bambini? Io non ho moglie e bambini forse proprio per colpa dell'Ufo, che e' l'unica alternativa al supermercato dove lavoro. Grazie di tutto e adesso continuiamo la festa? Facile per te.
Siete in buone mani? Un ragazzino di vent'anni scarsi, che finora ha dimostrato dimestichezza col pallone, ma leadership e carisma non si comprano dall'ortolano.
No Guido, mi dispiace, non ci sto.
Alla ripresa degli allenamenti, in quel solito noioso martedi', il "sindaco" si fa trovare al campo.
Oltre a lui una cinquantina di ultras che non hanno ancora smaltito l'euforia e osannano la squadra, che nonostante la serieta' di tutti si allena in maniera meno determinata del solito.
Il "sindaco" e' solo in un angolo, vicino al grande materasso posto dietro la porta dove i saltatori in alto normalmente provano i loro prodigiosi balzi.
Non si muove di un centimetro, solo alla fine piomba in mezzo in campo e in maniera isterica pretende di parlare con il capitano, che lo prende sottobraccio. Si appartano, ma alla fine si vede chiaramente che il "sindaco" torna a casa scuotendo la testa non soddisfatto.
La sedia dove e'seduto e' in equilibrio sul tavolino del soggiorno, la sciarpa biancorossa dell'Ufo e' ben legata alla trave del soffitto e l'estremita' in basso gli sfiora la testa.
Sono passati due anni dalla festa in piazza, dal tradimento del capitano e tutto quello che ne' e' conseguito.
Il "sindaco" si e'preso una denuncia con tanto di diffida per stalking.
Guido Matteo ha giustamente ceduto alle pressioni della moglie che si sentiva in pericolo per gli appostamenti del "sindaco" al supermercato o fuori dallo stadio.
Alla fine il "sindaco" e' innocuo, ma gli insulti scritti e urlati hanno preoccupato non poco la famiglia Matteo.
Il giudice, con la mediazione dell'Ufo e di alcuni amici di Emilio e soprattutto la disponibilita' del Capitano, ha optato per una soluzione soft e ha intimato il "sindaco" a non farsi vedere piu' allo stadio, luogo di lavoro di `Guido, ora dirigente e ha chiesto alla famiglia dell'ex bomber la cortesia di cambiare negozio, ovviamente ad Emilio e' stato vietato di avvicinarsi all'abitazione dei Matteo ed e' stato sottoposto ad un obbligo di firma in commissariato durante le gare dell'Ufo e in altri determinati giorni.
Emilio non e' piu' lo stesso, va al supermercato per forza di inerzia e alla domenica corre in caaserma a firmare per poi andare a casa e sprofondare nel divano.
Sua madre ha puntato la radiosveglia all'orario della partita per provare a distrarlo in qualche maniera. Sente ma non ascolta, diventa cosa unica con il divano e attende il giorno dopo per andare a lavorare.
Adesso e' li, a decisione presa, guarda la sciarpa sopra di lui, la casa e' vuota e silenziosa, la mamma e' in gita con la parrocchia.
Alza gli occhi, prende la parte finale della sciarpa e la fissa con un nodo piu' o meno a meta' precisamente alla Z della scritta -forza Ufo- formando cosi' una grande asola.
Gli viene da piangere, in questo periodo di esilio forzato dallo stadio, non ha fatto nulla, casa-supermercato-casa, la vergogna non l'ha fatto uscire nemmeno per un caffe' al bar Duomo.
Suo malgrado quella denuncia lo ha fatto diventare famoso per qualcosa che in paese non si e' mai sentito.
Non vede scappatoie, lui sempre da solo, non sopporta di sentirsi gli occhi addosso in un posto diverso dallo stadio. Non ha mai avuto via dalla tribuna la voglia di essere coinvolto o cercato da qualcuno, anzi forse anche allo stadio non ha mai fatto parte di un branco ma ha avuto solo gente attorno, si sentiva insomma solo in mezzo ad un sacco di gente che probabilmente e' anche peggio di essere solo e basta.
Si alza in piedi sulla sedia, infila la testa nell'asola, si assicura che la sciarpa sia ben ancorata alla trave, fa scivolare dalla tasca dei pantaloni la lettera per la mamma.
Si toglie le lacrime dagli occhi, fa un bel respiro e goal!
E' la radiosveglia programmata dalla mamma che annuncia: rete al primo minuto di Martino!
Crede nel destino, il "sindaco" adesso non sa cosa fare, vede una luce, prova un barlume di felicita' nel momento peggiore della sua esistenza, da due anni non provava piu' l'emozione del goal.
Stacca la sciarpa, riordina la stanza, butta nella carta da macerare la lettera per la mamma, corre in soggiorno ad ascoltare la partita della sua Ufo.
Finisce quattro a due con tripletta di Martino ed un'autorete, il sindaco e' soddisfatto e piu' sereno.
E' quasi l'ora di cena e la mamma rientra dalla gita, Emilio le va incontro la abbraccia e le sussurra ad un'orecchio -abbiamo vinto!-
Emilio vive per l'Ufo. Tutto e' collegato alla squadra.
Quando lavora al supermercato, nelle vigilie di gare importanti sistema i barattoli e le scatole negli scaffali secondo i colori sociali formando cosi' delle bandiere biancorosse.
L'Ufo la squadra del paese, anzi le squadre del paese.
Per anni la fusione e' stata vista con diffidenza, i vecchi in bar Duomo ancora adesso la vedono male, soprattutto dopo una sconfitta.
Di sconfitte pero' ultimamente se ne vedono poche e i vecchi tifosi della storica Unione Calcio e quella della Fortitudo hanno capito che in questo periodo di vacche magre l'Unione Fortitudo, Ufo per un'abile mossa di marketing, puo' essere un buon compromesso.
L'Ufo non giochera' mai con le grandi che si alternano a vincere gli scudetti, sara' sempre ai margini dell'industria calcistica.
E' ancora un calcio pane e salame, ai limiti del professionismo, dove qualcuno continua a mantenere il proprio lavoro, e i piu' giovani sputano sangue per poter fare il definitivo salto di qualita'.
Questo pero' e' l'anno buono, per la prima volta si lotta per una categoria ancora mai vista in zona, tutto il campionato in testa, una sola sconfitta, alla terza giornata, poi qualche pareggio in trasferta e tante vittorie, con l'orgoglio di non aver lasciato scampo tra le mura amiche.
Sono solo tre i punti che dividono l'Ufo dalla gloria, e domenica ci sara' la grande occasione, vincendo con una squadra di meta' classifica sara' matematico il successo, e il resto della stagione sara' accademia.
In paese c'e' grande fermento dal Municipio al bar Duomo hanno tirato un gran pavese bianco e rosso, non si parla d'altro.
Emilio riconosciuto da tutti come il "Sindaco" della tifoseria, viene fermato per strada e al supermercato per sapere se ci sono ancora biglietti o per avere precise direttive per la perfetta esecuzione della coreografia.
Il "sindaco" e' preciso, puntuale, si assicura che sia chiaro per tutti, ha addirittura stampato dei volantini con i testi delle canzoni e dei cori per osannare gli amati colori e beniamini.
Si avvicina il fine settimana, tutto e' gia' pronto, il "sindaco" scalpita e soffre per la scelta del mister, praticamente un profeta, di preparare questa gara a porte chiuse per mantenere alta la concentrazione.
Non resta che aspettare domenica.
La giornata e' tiepida, il sole vuole partecipare all'evento.
Gia' da prima mattina la piazza e' piena, i giovani che formano il gruppo piu' vivace dei tifosi stanno provando i cori, verso le undici la folla si dirige verso l'hotel dove i giocatori si trovano per il pranzo, un po' di riposo per poi recarsi assieme allo stadio.
Qualche coro, un fumogeno e dalla sala verso il giardino escono il team manager e il capitano Guido Matteo, la bandiera, il capocannoniere.
Un po' di strette di mano, baci e abbracci, incitamenti e poi la richiesta del team manager e del capitano per avere un po' di pace viene soddisfatta e i tifosi vanno al campo ad iniziare a colorare gli spalti con palloncini, cartoncini colorati e striscioni.
La partita va via liscia, alla mezz'ora l'Ufo ha gia' messo i tre punti in cassaforte, con la doppietta del capitano.
Lo stadio canta all'unisono, e i cori proseguono in piazza dove il bar Duomo ha allestito con la collaborazione della tv locale e del comune, un maxischermo.
Il "sindaco" piange dal primo goal.
Mancano venti minuti alla fine e c'e' il boato per Guido Matteo che lascia spazio al suo partner d'attacco, l'italo-brasiliano Lucio Martino che proprio in questa gara rientra dopo un'infortunio, e fissa il risultato finale sul tre a zero.
Bella la storia di questi due ragazzi divisi da una quindicina d'anni ma con molte cose in comune, a partire dal nome composto esclusivamente da nomi propri, al ruolo in campo, alla formazione calcistica, alla provenienza geografica. Infatti entrambi sono nati in zona e sono all'Ufo dal settore giovanile.
Un'amicizia solida che ha grande merito sul funzionamento del gruppo, quindi della stagione.
La festa allo stadio e' veloce, tutti vogliono correre in piazza assieme a chi non ha trovato biglietto, la comunita' ha voglia di unirsi per qualcosa di storico.
Sul palco ci sono gia' dei ragazzi che scaldano gli animi con un po' di musica dal vivo, per strada i campanelli delle biciclette e i clacson dei motorini e macchine quasi coprono la musica.
Neanche per le vittorie mondiali della nazionale si e' vista tanta festa, al bar Duomo le vecchie glorie dell'Unione e della Fortitudo offrono da bere.
Il "sindaco" non e' lucido, probabilmente e' il giorno piu' bello della sua vita.
Sfilano sul palco gli eroi dal piu' giovane al; piu' vecchio.
Per ultimo assieme al Mister entra il bomber, capitan Guido Matteo, che intona qualche coro con il suo popolo, fa un piccolo discorso e poi ufficializza quello che gia' era nell'aria:
oggi corono due sogni, la promozione storica e il poter smettere da vincente. Saro' sempre un sostenitore della squadra, ma sono stanco, troppi sacrifici, mia moglie e i miei bambini vogliono passare qualche domenica in piu' con me e io con loro. Grazie di tutto e adesso continua la festa! Vi lascio in buone mani!
Lo dice abbracciando Lucio Martino. Passaggio di consegne.
Al "sindaco" e' calata la notte negli occhi e nel cervello, non vede piu' i compagni di curva, non vede il biancorosso della piazza e nemmeno i fuochi d'artificio, non riesce a torliersi dalla testa le parole del capitano, il bomber della sua generazione lo ha tradito.
Come si fa a mollare proprio ora? Come fa a dire che e'stanco? Si allena una volta al giorno per al massimo due ore, il calcio ma soprattutto l'Ufo, assieme a congrui e puntuali rimborsi spese lo fa vivere bene con l'attivita' che a suo tempo si e' fatto aprire e che ora gestisce. Come fa a dire troppi sacrifici? Io rinuncio a qualsiasi gita con gli amici, la domenica per me non e' altro che una mezza giornata di riposo e poi o macinare chilometri o preparare lo stadio. Io faccio sacrifici non lui.
La moglie? I bambini? Io non ho moglie e bambini forse proprio per colpa dell'Ufo, che e' l'unica alternativa al supermercato dove lavoro. Grazie di tutto e adesso continuiamo la festa? Facile per te.
Siete in buone mani? Un ragazzino di vent'anni scarsi, che finora ha dimostrato dimestichezza col pallone, ma leadership e carisma non si comprano dall'ortolano.
No Guido, mi dispiace, non ci sto.
Alla ripresa degli allenamenti, in quel solito noioso martedi', il "sindaco" si fa trovare al campo.
Oltre a lui una cinquantina di ultras che non hanno ancora smaltito l'euforia e osannano la squadra, che nonostante la serieta' di tutti si allena in maniera meno determinata del solito.
Il "sindaco" e' solo in un angolo, vicino al grande materasso posto dietro la porta dove i saltatori in alto normalmente provano i loro prodigiosi balzi.
Non si muove di un centimetro, solo alla fine piomba in mezzo in campo e in maniera isterica pretende di parlare con il capitano, che lo prende sottobraccio. Si appartano, ma alla fine si vede chiaramente che il "sindaco" torna a casa scuotendo la testa non soddisfatto.
La sedia dove e'seduto e' in equilibrio sul tavolino del soggiorno, la sciarpa biancorossa dell'Ufo e' ben legata alla trave del soffitto e l'estremita' in basso gli sfiora la testa.
Sono passati due anni dalla festa in piazza, dal tradimento del capitano e tutto quello che ne' e' conseguito.
Il "sindaco" si e'preso una denuncia con tanto di diffida per stalking.
Guido Matteo ha giustamente ceduto alle pressioni della moglie che si sentiva in pericolo per gli appostamenti del "sindaco" al supermercato o fuori dallo stadio.
Alla fine il "sindaco" e' innocuo, ma gli insulti scritti e urlati hanno preoccupato non poco la famiglia Matteo.
Il giudice, con la mediazione dell'Ufo e di alcuni amici di Emilio e soprattutto la disponibilita' del Capitano, ha optato per una soluzione soft e ha intimato il "sindaco" a non farsi vedere piu' allo stadio, luogo di lavoro di `Guido, ora dirigente e ha chiesto alla famiglia dell'ex bomber la cortesia di cambiare negozio, ovviamente ad Emilio e' stato vietato di avvicinarsi all'abitazione dei Matteo ed e' stato sottoposto ad un obbligo di firma in commissariato durante le gare dell'Ufo e in altri determinati giorni.
Emilio non e' piu' lo stesso, va al supermercato per forza di inerzia e alla domenica corre in caaserma a firmare per poi andare a casa e sprofondare nel divano.
Sua madre ha puntato la radiosveglia all'orario della partita per provare a distrarlo in qualche maniera. Sente ma non ascolta, diventa cosa unica con il divano e attende il giorno dopo per andare a lavorare.
Adesso e' li, a decisione presa, guarda la sciarpa sopra di lui, la casa e' vuota e silenziosa, la mamma e' in gita con la parrocchia.
Alza gli occhi, prende la parte finale della sciarpa e la fissa con un nodo piu' o meno a meta' precisamente alla Z della scritta -forza Ufo- formando cosi' una grande asola.
Gli viene da piangere, in questo periodo di esilio forzato dallo stadio, non ha fatto nulla, casa-supermercato-casa, la vergogna non l'ha fatto uscire nemmeno per un caffe' al bar Duomo.
Suo malgrado quella denuncia lo ha fatto diventare famoso per qualcosa che in paese non si e' mai sentito.
Non vede scappatoie, lui sempre da solo, non sopporta di sentirsi gli occhi addosso in un posto diverso dallo stadio. Non ha mai avuto via dalla tribuna la voglia di essere coinvolto o cercato da qualcuno, anzi forse anche allo stadio non ha mai fatto parte di un branco ma ha avuto solo gente attorno, si sentiva insomma solo in mezzo ad un sacco di gente che probabilmente e' anche peggio di essere solo e basta.
Si alza in piedi sulla sedia, infila la testa nell'asola, si assicura che la sciarpa sia ben ancorata alla trave, fa scivolare dalla tasca dei pantaloni la lettera per la mamma.
Si toglie le lacrime dagli occhi, fa un bel respiro e goal!
E' la radiosveglia programmata dalla mamma che annuncia: rete al primo minuto di Martino!
Crede nel destino, il "sindaco" adesso non sa cosa fare, vede una luce, prova un barlume di felicita' nel momento peggiore della sua esistenza, da due anni non provava piu' l'emozione del goal.
Stacca la sciarpa, riordina la stanza, butta nella carta da macerare la lettera per la mamma, corre in soggiorno ad ascoltare la partita della sua Ufo.
Finisce quattro a due con tripletta di Martino ed un'autorete, il sindaco e' soddisfatto e piu' sereno.
E' quasi l'ora di cena e la mamma rientra dalla gita, Emilio le va incontro la abbraccia e le sussurra ad un'orecchio -abbiamo vinto!-
martedì 14 ottobre 2014
Passione K - Quadro della situazione
La nuova stagione agonistica e' iniziata per tutti, sono già scesi in
campo i professionisti della serie A e anche gli atleti "per caso" della
D.
In settimana l'elite dell'Eurolega, mentre gli scultorei attori dell'NBA hanno iniziato il loro tour di presentazione del prossimo show.
Manca solo la base, cioè chi alimenta questo movimento quegli operai, impiegati, commercianti o insegnanti che finiscono le fatidiche otto ore e una sera vanno in palestra per giocare e l'altra si mettono davanti alla tv a dare un senso ai professionisti in campo.
Non tutti sono così, emblematico il caso del coach K, che a perenne ricerca di allori tra i campionati non tesserati, assorbe come una spugna il male del nostro sport avvicinandolo sempre più alla pedata.
Il malcostume principe che eccita i più (coach K kompreso) e' il mercato a tutti costi, cioè cercare di migliorare il Quadro (e la q maiuscola non e' un errore) della situazione ingaggiando califfi che hanno onorato le tavole incrociate di mezzo stivale.
Coach K e' questo: affidare il suo destino non al lavoro in palestra, non alla solidità del gruppo, non all'identità di squadra, e dire che il suo motto e' PASSIONE.
Adesso cosa sarà disposto a fare? Come renderà bella e accogliente la sua casa? Pulirà e luciderà quello che già aveva o continuerà il tourbillon delle porte girevoli?
Le voci si inseguono e alcune indiscrezioni dicono che nel suo soggiorno appenderà un Quadro (ribadisco:la q maiuscola non è un errore).
Obbiettivo quindi trasformare un bel Quadro in un bel kuadro per avere un po' di gloria.
Chi vivrà vedrà.
In settimana l'elite dell'Eurolega, mentre gli scultorei attori dell'NBA hanno iniziato il loro tour di presentazione del prossimo show.
Manca solo la base, cioè chi alimenta questo movimento quegli operai, impiegati, commercianti o insegnanti che finiscono le fatidiche otto ore e una sera vanno in palestra per giocare e l'altra si mettono davanti alla tv a dare un senso ai professionisti in campo.
Non tutti sono così, emblematico il caso del coach K, che a perenne ricerca di allori tra i campionati non tesserati, assorbe come una spugna il male del nostro sport avvicinandolo sempre più alla pedata.
Il malcostume principe che eccita i più (coach K kompreso) e' il mercato a tutti costi, cioè cercare di migliorare il Quadro (e la q maiuscola non e' un errore) della situazione ingaggiando califfi che hanno onorato le tavole incrociate di mezzo stivale.
Coach K e' questo: affidare il suo destino non al lavoro in palestra, non alla solidità del gruppo, non all'identità di squadra, e dire che il suo motto e' PASSIONE.
Adesso cosa sarà disposto a fare? Come renderà bella e accogliente la sua casa? Pulirà e luciderà quello che già aveva o continuerà il tourbillon delle porte girevoli?
Le voci si inseguono e alcune indiscrezioni dicono che nel suo soggiorno appenderà un Quadro (ribadisco:la q maiuscola non è un errore).
Obbiettivo quindi trasformare un bel Quadro in un bel kuadro per avere un po' di gloria.
Chi vivrà vedrà.
domenica 12 ottobre 2014
Anteprima della prima
Domenica mattina, le mie donne dormono , il the' ora e' bollente ma
appena si sveglieranno sarà bevibile, le fette di torta di mele sono a
tavola, le fette biscottate e la marmellata anche.
Ho la coscienza a posto.
Posso scaraventarmi sul pc per spulciare i siti di basket che presentano la prima giornata del campionato italiano, e vedere anche cosa ha fatto Milano nell'anticipo di Cremona.
Milano, senza passeggiare, ha fatto il suo dovere, da campione in carica e da favorita anche per quest'anno, ha regolato Cremona che ambisce ad una salvezza più serena possibile.
Stimolante per un tifoso triestino lo scontro tra i coach passati tutti e due sotto a San Giusto, Cesare Pancotto e Luca Banchi.
Chi potrà disturbare l'Olimpia indirizzata al back to back e' la domanda che tutti gli organi specializzati propongono come quesito di questa serie A, devo dire che a parer mio vedo meno differenza di valori quest'anno che il precedente.
Sassari anche grazie alla partecipazione in EL, ha un roster molto più profondo, Reggio Emilia continua nel suo progetto ma la benzina messa quest'anno e' di livello assoluto per l'immediato, Venezia appena completerà l'ambientamento e l'affiatamento di una squadra nuova sembra molto competitiva.
Dire chi potrà essere al ridosso di queste o magari sorprenderle e' molto difficile perché il solito via vai di giocatori più o meno conosciuti fanno si che le incognite si dipaneranno solo dopo qualche mese di gioco.
Nota a margine: in serata tifero' Varese nel derby con Cantu', ma solo per poter veder il mitico Pozz, coach biancorosso e forse l'unico vero personaggio di questa lega, mantenere la promessa di rasatura in caso di vittoria.
All'inizio di ogni gara ci sarà l'inno nazionale e forse sarà il solo momento veramente patriottico dei pomeriggi cestistici, speriamo non l'unico istante in cui i giocatori italiani si alzeranno dal pino.
Nel derby lombardo Milano-Cremona si è tirato a canestro 115 volte e solo 19 sono stati tentativi tricolore, di cui 12 del mai timido Gentile.
Ammetto che è un dato che sa di provocazione, e in tal senso continuo, segnalando che ai nastri di partenza quest'anno anche grazie a passaporti fasulli verranno rappresentate 26 nazioni diverse, quasi un'olimpiade.
Ore 9.30 circa, dalla camera si sentono rantolii simili a sbadigli, e timidi saluti, vado in camera per l'abbraccio di famiglia e poi a tavola che la domenica inizia.
Buon basket.
Ho la coscienza a posto.
Posso scaraventarmi sul pc per spulciare i siti di basket che presentano la prima giornata del campionato italiano, e vedere anche cosa ha fatto Milano nell'anticipo di Cremona.
Milano, senza passeggiare, ha fatto il suo dovere, da campione in carica e da favorita anche per quest'anno, ha regolato Cremona che ambisce ad una salvezza più serena possibile.
Stimolante per un tifoso triestino lo scontro tra i coach passati tutti e due sotto a San Giusto, Cesare Pancotto e Luca Banchi.
Chi potrà disturbare l'Olimpia indirizzata al back to back e' la domanda che tutti gli organi specializzati propongono come quesito di questa serie A, devo dire che a parer mio vedo meno differenza di valori quest'anno che il precedente.
Sassari anche grazie alla partecipazione in EL, ha un roster molto più profondo, Reggio Emilia continua nel suo progetto ma la benzina messa quest'anno e' di livello assoluto per l'immediato, Venezia appena completerà l'ambientamento e l'affiatamento di una squadra nuova sembra molto competitiva.
Dire chi potrà essere al ridosso di queste o magari sorprenderle e' molto difficile perché il solito via vai di giocatori più o meno conosciuti fanno si che le incognite si dipaneranno solo dopo qualche mese di gioco.
Nota a margine: in serata tifero' Varese nel derby con Cantu', ma solo per poter veder il mitico Pozz, coach biancorosso e forse l'unico vero personaggio di questa lega, mantenere la promessa di rasatura in caso di vittoria.
All'inizio di ogni gara ci sarà l'inno nazionale e forse sarà il solo momento veramente patriottico dei pomeriggi cestistici, speriamo non l'unico istante in cui i giocatori italiani si alzeranno dal pino.
Nel derby lombardo Milano-Cremona si è tirato a canestro 115 volte e solo 19 sono stati tentativi tricolore, di cui 12 del mai timido Gentile.
Ammetto che è un dato che sa di provocazione, e in tal senso continuo, segnalando che ai nastri di partenza quest'anno anche grazie a passaporti fasulli verranno rappresentate 26 nazioni diverse, quasi un'olimpiade.
Ore 9.30 circa, dalla camera si sentono rantolii simili a sbadigli, e timidi saluti, vado in camera per l'abbraccio di famiglia e poi a tavola che la domenica inizia.
Buon basket.
martedì 16 settembre 2014
Special olympics
Mi reputo la giusta via di mezzo tra lo sportivo da poltrona e quello attivo; attivo non fisicamente ma mentalmente.
Soprattutto guardando, parlando e analizzando la mia disciplina, il basket, penso ancora da allenatore pur non sedendomi in panchina ormai da qualche anno.
La mia fame sportiva viene soddisfatta soprattutto dalla rete che mi da la possibilità di seguire in maniera diretta tutte le gare più importanti, mentre la televisione grazie a molti canali internazionali mi offre l'evento clou del determinato paese.
Ma l'adrenalina vera la sento solo quando sono a pochi centimetri dal perimetro di gioco, quindi con la bici, tram o treno vado a vedere l'evento organizzato.
Finora qualche gara di basket belga di legadue, c, femminile, un torneo internazionale dove ho tifato la nostra nazionale donne, le finali nazionali del campionato di beachvolley, la maratona della città e qualche altra manifestazione.
Fino ad oggi non sono mai rimasto deluso, ma la carica e l'entusiasmo che ho acquisito domenica scorsa ad Antwerpen (Anversa) da spettatore lo avuto solo alla mia prima volta allo united center di Chicago prima della gara dei Bulls e alla final four di eurolega all'02 arena di Londra.
Vado con ordine.
Qualche settimana fa leggendo una rubrica del quotidiano Il Piccolo ho visto l'intervista a Valentina Cepak, nuotatrice triestina impegnata alle Special Olympics di Anversa.
La sede dei giochi dista a meno di un'ora da casa mia, e sapere che un'atleta triestina (unica alabardata in nazionale) rappresenterà in piscina il tricolore mi ha fatto sentire in dovere di andare a fare il tifo.
L'entusiasmo non mi ha fatto fare il semplice collegamento tra Valentina e Lara Cepak mia amica e sorella della della nuotatrice.
Ottima occasione quindi di combinazione tra tifo e rivedere amici lasciati a Trieste.
In treno con Giorgia, mia figlia, mi chiedevo cosa aspettarmi dagli special olympics, i miei dubbi erano soprattutto sul contorno, vedere come sono organizzati, come vengono rispettate le diverse abilità.
Ebbene la risposta e' stata molto semplice, il rispetto e' garantito da un'organizzazione perfetta senza apparentemente distinguere le abilità di alcuno.
Palazzo dell'ex po' a disposizione per accrediti e informazioni, volontari facilmente distinguibili dalla divisa comune, aree relax e stand a disposizione, accredito che da la possibilità di avere anche i mezzi di trasporto gratuiti.
In piscina poi l'atmosfera e' fantastica.
La struttura e' piuttosto piccola e il caldo e' asfissiante, ma le tribune colorate dagli accappatoi degli atleti e dalle divise degli staffla rendono accogliente, i tifosi distraggono dall'afa, le squadre sono ben strutturate con un adeguato numero tra accompagnatori e allenatori, il pubblico e' armato di qualsivoglia diavoleria per filmare, il wireless gratuito permette di condividere tutto subito ed addirittura grazie a Skype qualcuno (anche da Trieste!) segue la diretta.
Non ho mai visto in vita mia una gara di nuoto dal vivo mi sorprende vedere l'elevato numero di giudici ed arbitri; presentazione degli atleti, veloce saluto, silenzio assoluto, partenza!
Lo stile e' libero, nel senso che ognuno nuota come gli pare, l'unica specialità sarà il dorso nelle ultime batterie di giornata.
Valentina, la mula triestina, e' nella seconda batteria più competitiva della giornata e chiuderà la sua gara confermando il suo personale, mentre farà ancora meglio nel dorso dove si classificherà seconda dopo un entusiasmante testa a testa, con le altre a seguire a gran distanza.
Applausi per tutti perché estremamente meritati, lo spirito sportivo e' elevato alla massima potenza, grazie alla leale ma sentita competitività, il fair play, e cosa che mi ha impressionato di più la determinazione e grinta anche di chi si vedeva ultimo e distaccato in maniera evidente dagli altri, nessuno ha mai mollato di un secondo e spinto anche dall'incitazione di compagni di vasca e pubblico portava a termine con enorme dignità e soddisfazione la propria impresa.
Grazie Special Olympics, ci rivedremo!
Inviato da iPad
Soprattutto guardando, parlando e analizzando la mia disciplina, il basket, penso ancora da allenatore pur non sedendomi in panchina ormai da qualche anno.
La mia fame sportiva viene soddisfatta soprattutto dalla rete che mi da la possibilità di seguire in maniera diretta tutte le gare più importanti, mentre la televisione grazie a molti canali internazionali mi offre l'evento clou del determinato paese.
Ma l'adrenalina vera la sento solo quando sono a pochi centimetri dal perimetro di gioco, quindi con la bici, tram o treno vado a vedere l'evento organizzato.
Finora qualche gara di basket belga di legadue, c, femminile, un torneo internazionale dove ho tifato la nostra nazionale donne, le finali nazionali del campionato di beachvolley, la maratona della città e qualche altra manifestazione.
Fino ad oggi non sono mai rimasto deluso, ma la carica e l'entusiasmo che ho acquisito domenica scorsa ad Antwerpen (Anversa) da spettatore lo avuto solo alla mia prima volta allo united center di Chicago prima della gara dei Bulls e alla final four di eurolega all'02 arena di Londra.
Vado con ordine.
Qualche settimana fa leggendo una rubrica del quotidiano Il Piccolo ho visto l'intervista a Valentina Cepak, nuotatrice triestina impegnata alle Special Olympics di Anversa.
La sede dei giochi dista a meno di un'ora da casa mia, e sapere che un'atleta triestina (unica alabardata in nazionale) rappresenterà in piscina il tricolore mi ha fatto sentire in dovere di andare a fare il tifo.
L'entusiasmo non mi ha fatto fare il semplice collegamento tra Valentina e Lara Cepak mia amica e sorella della della nuotatrice.
Ottima occasione quindi di combinazione tra tifo e rivedere amici lasciati a Trieste.
In treno con Giorgia, mia figlia, mi chiedevo cosa aspettarmi dagli special olympics, i miei dubbi erano soprattutto sul contorno, vedere come sono organizzati, come vengono rispettate le diverse abilità.
Ebbene la risposta e' stata molto semplice, il rispetto e' garantito da un'organizzazione perfetta senza apparentemente distinguere le abilità di alcuno.
Palazzo dell'ex po' a disposizione per accrediti e informazioni, volontari facilmente distinguibili dalla divisa comune, aree relax e stand a disposizione, accredito che da la possibilità di avere anche i mezzi di trasporto gratuiti.
In piscina poi l'atmosfera e' fantastica.
La struttura e' piuttosto piccola e il caldo e' asfissiante, ma le tribune colorate dagli accappatoi degli atleti e dalle divise degli staffla rendono accogliente, i tifosi distraggono dall'afa, le squadre sono ben strutturate con un adeguato numero tra accompagnatori e allenatori, il pubblico e' armato di qualsivoglia diavoleria per filmare, il wireless gratuito permette di condividere tutto subito ed addirittura grazie a Skype qualcuno (anche da Trieste!) segue la diretta.
Non ho mai visto in vita mia una gara di nuoto dal vivo mi sorprende vedere l'elevato numero di giudici ed arbitri; presentazione degli atleti, veloce saluto, silenzio assoluto, partenza!
Lo stile e' libero, nel senso che ognuno nuota come gli pare, l'unica specialità sarà il dorso nelle ultime batterie di giornata.
Valentina, la mula triestina, e' nella seconda batteria più competitiva della giornata e chiuderà la sua gara confermando il suo personale, mentre farà ancora meglio nel dorso dove si classificherà seconda dopo un entusiasmante testa a testa, con le altre a seguire a gran distanza.
Applausi per tutti perché estremamente meritati, lo spirito sportivo e' elevato alla massima potenza, grazie alla leale ma sentita competitività, il fair play, e cosa che mi ha impressionato di più la determinazione e grinta anche di chi si vedeva ultimo e distaccato in maniera evidente dagli altri, nessuno ha mai mollato di un secondo e spinto anche dall'incitazione di compagni di vasca e pubblico portava a termine con enorme dignità e soddisfazione la propria impresa.
Grazie Special Olympics, ci rivedremo!
Inviato da iPad
martedì 9 settembre 2014
Di nuovo on line e mondiale di basket
Si torna a bloggare, dopo una lunga pausa estiva ma soprattutto dopo aver solo parzialmente risolto i problemi al mio computer.
Prima di pubblicare qualche delirio della mia distorta fantasia, non posso che dedicare due righe sull'evento sportivo clou del momento per un'amante della pallacanestro come me.
In Spagna infatti si sta svolgendo il campionato mondiale arrivato ad oggi ai quarti di finale.
Prima di pubblicare qualche delirio della mia distorta fantasia, non posso che dedicare due righe sull'evento sportivo clou del momento per un'amante della pallacanestro come me.
In Spagna infatti si sta svolgendo il campionato mondiale arrivato ad oggi ai quarti di finale.
I risultati sono davanti agli occhi di tutti ed un eventuale pronostico fino ad ora mi sembra tutto sommato rispettato.
Ho
visto, divertendomi, le prime partite di girone grazie al notevole
impegno di Sportitalia nel mio breve passaggio di fine estate in terra
natia.
In
Belgio poi nulla, una veloce notizia dell'accesso alla fase finale dei
diavoli rossi al prossimo itinerante campionato europeo e stop.
Solo statistiche, highlight e siti specializzati.
La
mia squadra di famiglia, la Lituania, pur andando avanti non brilla
come dovrebbe. Probabilmente l'assenza last minute di Mantas Kalnietis,
play e leader della squadra, si fa sentire più del previsto.
Il
'92 Valanciunas direttamente da Toronto si è caricato sulle possenti
spalle i compagni, e nell'ottavo di finale nonostante tre quarti persi
con la Nuova Zelanda, la partenza sprint (23-9) ha garantito il quarto
contro i turchi, se non sbaglio unica wild card ancora in corsa.
Cosa
che ammiro molto in una manifestazione con impegni così ravvicinati e'
veder crescere un team di giorno in giorno, di gara in gara.
Al
precedente mondiale questa sensazione me la diede proprio la Lituania
di coach Kemzura (mi manchi) e del neo milanese "palle mosce" Kleiza
(non mi manchi), in Spagna invece mi sembra sia virtù della Serbia del
mito Sale Djordjevic.
Per
il resto gli americani se continuano con umiltà, intensità e durezza
porteranno a casa il titolo con la Spagna pronta ad un eventuale
colpaccio.
Per
concludere: il mio pensiero va all'inchiesta Fiba nella gara tra Angola
e Australia. Già mi vedo il mio ex idolo ncaa Dellavedova (con
l'accento sulla o secondo il commentatore delle finals universitarie di
Indianapolis) davanti ad un Poirot della palla a spicchi che dice:
si,si, abbiamo perso di proposito,scusate.
Queste
cose lasciamo le agli altri, perché tanto si sa che esiste il Dio del
basket che stavolta si è incarnato nel turco (?) Preldzic che con due
siluri ha messo tutto a posto.
Buona settimana e buone finali.
giovedì 31 luglio 2014
DIFFIDA storia di un'amicizia
Premessa: questa storiella piuttosto banale e senza velleita' narrative e' dedicata ad una persona che conosco da tanti anni ma che posso definire amica da una decina, un amico che recentemente ha passato un giorno fantastico della sua vita, reso anche piu' importante dal fatto che e' stato preceduto da qualche difficolta' finalmente risolta.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti non è puramente casuale.
Nel basket ci sono partite che si risolvono solo quando la sirena emette il suo fastidioso fischio.
Sono passati quaranta minuti, pochissimi, eppure per un cestista possono essere un'eternita', perche' in quaranta minuti vivi le emozioni piu' intense, prendi e dai legnate, la tua concentrazione e' tutta li', non esiste domani.
Il filo del discorso e' segnato da un anonimo tabellone luminoso con un freddo cronometro che marcia in countdown e dei numeri che raccontano il tuo percorso.
Spesso sei avanti di qualche punto ma basta pochissimo, una prodezza di un avversario o anche una banale infrazione o scivolata di un tuo compagno per soccombere.
In questi momenti non si guarda in faccia nessuno, cercherai di fare un canestro e di non farlo fare al tuo diretto avversario, userai tutti i metodi leciti e anche quelli border line.
Se sarai lucido, appoggerai la palla al giocatore piu' grande e grosso in posizione di pivot, vicino al canestro, per cercare una soluzione a piu' alta percentuale, per prendere un fallo o piu' tatticamente per dare la possibilita' al big man in questione, con la sua abilita' di passaggio, di riaprire il gioco verso l'esterno, aumentando lo spazio d'attacco.
Sembra facile.
Ma se la palla arriva veramente in quella posizione vuol dire che dietro c'e' stato un lavoro mica da ridere.
Chi ha passato la palla ha cercato la posizione migliore, la linea di passaggio, ha collaborato con il compagno a colpi di sguardi, mentre l'orco ha iniziato uno scontro fisico che sembra quasi una danza, una capoeira, con un pari taglia.
Dopo qualche giro di valzer il nostro avra' messo dietro a mazz'asta il suo braccio, fermo li', con il gomito che fa da sentinella e da fulcro a una leva che serve per difendersi e a difendere poi il seguente movimento.
Mai sarai colpito da quel gomito, se capisci di aver perso quel duello, sei dietro puoi solo cercare di intralciare i prossimi movimenti, ma se pensi di fare ancora qualcosa nell'immediato sappi che quel gomito non fara' nulla per agevolarti la strada, sara' li fermo e duro come una sfinge, e se arrivera' la palla non sara' il tuo petto o peggio lo zigomo o il naso a fermarlo.
E' probabile che ti fara' male, forse ti scendera' qualche goccia di sangue se ti ha preso bene, la tua foga e la tua adrenalina ti faranno reagire in maniera scomposta ma comprensibile.
Ti scontrerai petto a petto, a brutto muso, interverranno i compagni ed arbitri sperando che tutto si risolva in una bolla di sapone.
Ci saranno altri scontri man mano che il countdown si assottiglia, e piu' duri i contatti, e' il gioco!
La gara e' finita come spesso succede oltre al danno anche la beffa, oltre al ghiaccio ovunque devi sopportare anche il gelo della sconfitta.
Sei furioso e a fine gara scappi in spogliatoio senza salutare nessuno, tantomeno lo "sgomitatore".
Forse solo la doccia e magari una birra con i compagni in spogliatoio e la loro solidarieta' incondizionata ti solleva un po'.
Poi esci dalla palestra e in teoria tutto e' archiviato magari fino alla prossima partita, ma nella tua testa rimane l'atteggiamento del tuo avversario diretto, l'antipatia nei suoi confronti e' ormai una marchio di fabbrica che rischia di essere indelebile.
Ed e' qui che mi permetto di darti un consiglio, diffida da quel tuo pensiero, pensa che poco prima in campo avete fatto le stesse cose ma a lui e'andata meglio, per capacita', per fortuna, per esperienza, ma hai perso. Cogli l'occasione, metti in cassaforte, ti sara' utile.
Quando sali in auto per andare verso la pizzeria o il locale scelto in spogliatoio con i compagni per il dopo partita devi trovare la lucidita' per capire che quell'avversario e' come te, avete gli stessi obbiettivi, e la maniera per raggiungerli non e' poi cosi' diversa.
Diffida dalla tua voglia di lanciare accuse e minacce, alla fine esce piu' macchiata la tua reputazione che la sua.
Poi hai visto come viene trattato da coach, compagni e anche dai tanti amici che avete in comune, e' un leader, un trascinatore.
Ti sei quasi calmato, la notte sta gia' iniziando a portare consiglio, il tuo nervosismo placato e' riacceso solo per la cronica mancanza di parcheggio vicino al locale prescelto.
Decidi di andare piu' lontano dove il posto non manca e poi camminare un po' non ti fara' male.
Anzi quella passeggiata ti rigenera, sei vicino al mare e ne senti l'odore, attraversi la strada e ti affacci ad una piazza che lascia senza fiato per la sua maestosita', la percorri e la mente e il cuore freddo ti fanno sentire la fatica nelle gambe, l'acido lattico che inizia la sua circolazione.
Entri sotto un piccolo arco in pietra percorri ancora qualche decina di metri e all'esterno del solito locale c'e' la solita ressa, chi fuma, chi beve, chi tra telefonino e chiacchiere cerca risultati della serata, infatti l'ottanta per cento dei clienti del bar sono "colleghi".
Dopo tanti saluti, molte strette di mano, alcuni abbracci, cerchi solo uno spiraglio al banco per poter ordinare la tua birra, la giusta ricompensa post partita, il recupero che aiutera' assieme ad un buon sonno, lo smaltimento di quell'acido lattico che hai sentito in piazza.
Prendi il bicchiere fresco e vorresti passarlo sulla fronte perlata dal cambio termico doccia-aria aperta-locale, ti siedi su quello sgabello di paglia che tra poco sembrera' una poltrona dell'Hilton, poi giri la testa per vedere se qualche compagno e' gia' arrivato e invece in fondo al banco vedi lui, senza canottiera con il numero ma con una camicia bianca passata dalla tracolla del marsupio, intorno a lui un sacco di gente, la sua popolarita' e' talmente evidente che anche la tua poca obbiettivita' si deve arrendere.
Speri nell'arrivo rapido di qualche compagno per sputtanare poi il nemico, criticare qualsiasi cosa, da cosa e come beve, alla gente che ha intorno e altre futilita', intanto pero' scegli l'indifferenza, giri la testa e fissi l'entrata.
Credimi che passera' pochissimo, non ci sara' il tempo neppure di farti raggiungere dall'amico, che lui sara' vicino a te con due bicchieri in mano, il contenuto sara' rum e coca cola, precisamente brugal e cola, semplicemente un brugalato.
Non potrai fare nulla, ti ha messo ancora all'angolo, dopo averti passato il bicchiere ti invitera' con gli altri.
Il resto dipende da te o diffidi delle tue sensazioni di giocatore, delle tue remore e ti fai coinvolgere oppure ti alzi e te ne vai, facendo vincere stupidamente l'orgoglio che devi mettere e lasciare sotto la retina.
Il mio secondo e ultimo consiglio e' di gustarti il brugalato in compagnia, sara' sicuramente "seratissima" con un pessimo avversario da affrontare ma un grande amico da frequentare.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti non è puramente casuale.
Nel basket ci sono partite che si risolvono solo quando la sirena emette il suo fastidioso fischio.
Sono passati quaranta minuti, pochissimi, eppure per un cestista possono essere un'eternita', perche' in quaranta minuti vivi le emozioni piu' intense, prendi e dai legnate, la tua concentrazione e' tutta li', non esiste domani.
Il filo del discorso e' segnato da un anonimo tabellone luminoso con un freddo cronometro che marcia in countdown e dei numeri che raccontano il tuo percorso.
Spesso sei avanti di qualche punto ma basta pochissimo, una prodezza di un avversario o anche una banale infrazione o scivolata di un tuo compagno per soccombere.
In questi momenti non si guarda in faccia nessuno, cercherai di fare un canestro e di non farlo fare al tuo diretto avversario, userai tutti i metodi leciti e anche quelli border line.
Se sarai lucido, appoggerai la palla al giocatore piu' grande e grosso in posizione di pivot, vicino al canestro, per cercare una soluzione a piu' alta percentuale, per prendere un fallo o piu' tatticamente per dare la possibilita' al big man in questione, con la sua abilita' di passaggio, di riaprire il gioco verso l'esterno, aumentando lo spazio d'attacco.
Sembra facile.
Ma se la palla arriva veramente in quella posizione vuol dire che dietro c'e' stato un lavoro mica da ridere.
Chi ha passato la palla ha cercato la posizione migliore, la linea di passaggio, ha collaborato con il compagno a colpi di sguardi, mentre l'orco ha iniziato uno scontro fisico che sembra quasi una danza, una capoeira, con un pari taglia.
Dopo qualche giro di valzer il nostro avra' messo dietro a mazz'asta il suo braccio, fermo li', con il gomito che fa da sentinella e da fulcro a una leva che serve per difendersi e a difendere poi il seguente movimento.
Mai sarai colpito da quel gomito, se capisci di aver perso quel duello, sei dietro puoi solo cercare di intralciare i prossimi movimenti, ma se pensi di fare ancora qualcosa nell'immediato sappi che quel gomito non fara' nulla per agevolarti la strada, sara' li fermo e duro come una sfinge, e se arrivera' la palla non sara' il tuo petto o peggio lo zigomo o il naso a fermarlo.
E' probabile che ti fara' male, forse ti scendera' qualche goccia di sangue se ti ha preso bene, la tua foga e la tua adrenalina ti faranno reagire in maniera scomposta ma comprensibile.
Ti scontrerai petto a petto, a brutto muso, interverranno i compagni ed arbitri sperando che tutto si risolva in una bolla di sapone.
Ci saranno altri scontri man mano che il countdown si assottiglia, e piu' duri i contatti, e' il gioco!
La gara e' finita come spesso succede oltre al danno anche la beffa, oltre al ghiaccio ovunque devi sopportare anche il gelo della sconfitta.
Sei furioso e a fine gara scappi in spogliatoio senza salutare nessuno, tantomeno lo "sgomitatore".
Forse solo la doccia e magari una birra con i compagni in spogliatoio e la loro solidarieta' incondizionata ti solleva un po'.
Poi esci dalla palestra e in teoria tutto e' archiviato magari fino alla prossima partita, ma nella tua testa rimane l'atteggiamento del tuo avversario diretto, l'antipatia nei suoi confronti e' ormai una marchio di fabbrica che rischia di essere indelebile.
Ed e' qui che mi permetto di darti un consiglio, diffida da quel tuo pensiero, pensa che poco prima in campo avete fatto le stesse cose ma a lui e'andata meglio, per capacita', per fortuna, per esperienza, ma hai perso. Cogli l'occasione, metti in cassaforte, ti sara' utile.
Quando sali in auto per andare verso la pizzeria o il locale scelto in spogliatoio con i compagni per il dopo partita devi trovare la lucidita' per capire che quell'avversario e' come te, avete gli stessi obbiettivi, e la maniera per raggiungerli non e' poi cosi' diversa.
Diffida dalla tua voglia di lanciare accuse e minacce, alla fine esce piu' macchiata la tua reputazione che la sua.
Poi hai visto come viene trattato da coach, compagni e anche dai tanti amici che avete in comune, e' un leader, un trascinatore.
Ti sei quasi calmato, la notte sta gia' iniziando a portare consiglio, il tuo nervosismo placato e' riacceso solo per la cronica mancanza di parcheggio vicino al locale prescelto.
Decidi di andare piu' lontano dove il posto non manca e poi camminare un po' non ti fara' male.
Anzi quella passeggiata ti rigenera, sei vicino al mare e ne senti l'odore, attraversi la strada e ti affacci ad una piazza che lascia senza fiato per la sua maestosita', la percorri e la mente e il cuore freddo ti fanno sentire la fatica nelle gambe, l'acido lattico che inizia la sua circolazione.
Entri sotto un piccolo arco in pietra percorri ancora qualche decina di metri e all'esterno del solito locale c'e' la solita ressa, chi fuma, chi beve, chi tra telefonino e chiacchiere cerca risultati della serata, infatti l'ottanta per cento dei clienti del bar sono "colleghi".
Dopo tanti saluti, molte strette di mano, alcuni abbracci, cerchi solo uno spiraglio al banco per poter ordinare la tua birra, la giusta ricompensa post partita, il recupero che aiutera' assieme ad un buon sonno, lo smaltimento di quell'acido lattico che hai sentito in piazza.
Prendi il bicchiere fresco e vorresti passarlo sulla fronte perlata dal cambio termico doccia-aria aperta-locale, ti siedi su quello sgabello di paglia che tra poco sembrera' una poltrona dell'Hilton, poi giri la testa per vedere se qualche compagno e' gia' arrivato e invece in fondo al banco vedi lui, senza canottiera con il numero ma con una camicia bianca passata dalla tracolla del marsupio, intorno a lui un sacco di gente, la sua popolarita' e' talmente evidente che anche la tua poca obbiettivita' si deve arrendere.
Speri nell'arrivo rapido di qualche compagno per sputtanare poi il nemico, criticare qualsiasi cosa, da cosa e come beve, alla gente che ha intorno e altre futilita', intanto pero' scegli l'indifferenza, giri la testa e fissi l'entrata.
Credimi che passera' pochissimo, non ci sara' il tempo neppure di farti raggiungere dall'amico, che lui sara' vicino a te con due bicchieri in mano, il contenuto sara' rum e coca cola, precisamente brugal e cola, semplicemente un brugalato.
Non potrai fare nulla, ti ha messo ancora all'angolo, dopo averti passato il bicchiere ti invitera' con gli altri.
Il resto dipende da te o diffidi delle tue sensazioni di giocatore, delle tue remore e ti fai coinvolgere oppure ti alzi e te ne vai, facendo vincere stupidamente l'orgoglio che devi mettere e lasciare sotto la retina.
Il mio secondo e ultimo consiglio e' di gustarti il brugalato in compagnia, sara' sicuramente "seratissima" con un pessimo avversario da affrontare ma un grande amico da frequentare.
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