martedì 28 gennaio 2014

Passione K -rincorsa ai play off-

E' una Passione rimaneggiata quanto agguerita quella che affronta il Pau Udine.

Otto cavalieri tra cui il sergente di ferro che quando si autoschiera (anzi skiera) fa incassare un 10-2 in cinque minuti (due spezzoni di circa due minuti e mezzo).

La partita e' presa in mano del funambolico Bevitori che oltre al suo bottino, tiene il ritmo e rifornisce Benvenuto in serata di grazia.
La rotazione a sei (gia' detto del K, da segnalare anche la disponibilita' parziale dell'infortunato Fortunati) porta ottime cose al team che non deve piegarsi a rotazioni ed esperimenti cervellotici del burattinaio.

Un secondo tempo da 52 punti permette un finale tranquillo, anche se dagli altri campi non arrivano buone notizie in ottica accesso ai play off, sara' un finale di stagione che ovviamente coach K affronta nella solita maniera, si vocifera infatti l'ennesimo ritorno al mercato.

Chi vivra' vedra'

Pau - Passione 53-79

Gadola 3, Bevitori 11, Fortunati 6, Benvenuto 31, K, Cotterle 10, Scrigner 12, Serafini 6.

lunedì 27 gennaio 2014

Lettera a Mara Venier

Cara Mara Venier,

dopo aver scritto un post su facebook forse un po' populista, ho deciso di scriverti.
Potresti essere mia madre cio' nonostante mi premetto di usare il tu, per una serie di motivi che adesso ti elenco:

1. Ho notato che diversi ragazzini molto piu' giovani di me,  famosi perche' recitano o cantano,  per parlare con te usano il tu.

2. Da anni sei ogni domenica a casa di tutti gli italiani, quindi anche a casa mia e casa mia di domenica ci sono solo i parenti a cui do del tu.

3. Per comodita'.

Ti dicevo del post, testualmente:  

Sulla televisione francese in Belgio danno un documentario su Abbado, contemporaneamente sulla Rai: Mara Venier, Iva Zanicchi, Orietta Berti e Jerry Cala', e' maledettamente giusto che ci prendano per il culo.

Ammetto di essermi lasciato andare, ma dopo aver mangiato polenta,  con imitazione belga di gorgonzola e funghi, seguito da un caffe' con amici al Club Reserva, gran bel locale di Gent, sono tornato a casa con il chiaro intento di diventare corpo unico con il divano.
Accendo la Tv, passo ad un zapping violento, che va dai canali in lingua fiamminga a quelli in francese, per poi arrivare alle frequenze internazionali, il canale israeliano dove seguo il Maccabi e l'Eurolega di basket, lo spagnolo, turco e i due arabi,  per poi fermarmi su Mediaset Italia e Rai uno.

Per vedere una trasmissione in inglese, cara Mara, devo essere molto concentrato e talvolta non e' sufficiente, per quanto riguarda le altre lingue non ci siamo proprio, quindi va da se che se decido di seguire distrattamente la tv mi fermo sui canali italiani. 

Ti vedo intervistare qualunque fossile, parlare sempre di spettacoli ed esperienze fatte spesso prima che io nascessi. Seguo un paio di minuti ma all'ennesima finta e preparata semipolemica tra Oriettona (quella della barca che va) e Iva (quella di ok il prezzo e' giusto ma soprattutto "io con Berlusconi vado a pulire i cessi") non resisto e cambio canale.

I tastini meno e piu' e quello back sono manna dal cielo per il professionista dello zapping.

Mi fermo su un concerto di musica classica, la telecamera e' ferma su un violinista poi si allarga a tutta l'orchestra e non si puo' non notare il direttore  Abbado appena scomparso.
Il canale e' francese. E' un documentario dove si ascolta il lavoro del Maestro,  alternato a testimonianze di addetti ai lavori e musicisti italiani, tedeschi e francesi.

Ho fatto il possibile per non fare uno piu' uno, ma non e' stato possibile.

Cara Mara, sono rimasto male nel vedere che quella che viene definita l'ammiraglia di mamma Rai perdere in maniera cosi' umiliante con un canale X francese,  lo so che in quel momento quella competizione me la sono creata io, ma mi aspettavo qualcosa, un moto d'orgoglio, uno scatto di reni, una rinascita dopo la testata di Zidane.
Stavamo perdendo e il protagonista della vittoria transalpina era un protagonista mondiale del nostro secolo nato in Italia, un Senatore a vita della Repubblica Italiana, omaggiato dopo la scomparsa dalla tv francese. Un controsenso.
Ti vedo salutare le due vetuste artiste, mi aspetto il colpo di reni, invece, cara Mara altro pugno nello stomaco.
Jerry Cala'.
 Presenta uno spettacolo autobiografico (parole sue) che portera' in tutta Italia e all'estero (Lugano), presenta la sua band e canta tutto il campionario da ultimo dell'anno in piazza, facendo una fatica incredibile.
Poi un paio di "non sono bello ma piaccccio" e "capittto??" (mancava solo la doppia libidine con i fiocchetti)  e il cachet e'stato coperto.

Back. Sul canale francese intanto mettono la lama nella piaga narrando la magnificenza del maestro, l'unica soddisfazione e'sentire che vorrebbero mettere un accento su quella o finale ma proprio non ci sta.

Ma cara Mara, veramente non si poteva fare di meglio? Veramente rischiavi tanto in termini di audience a parlare di un'eccellenza italiana contemporanea? Veramente la Berti, la Zanicchi e Cala' ti garantiscono quel minimo sindacale di sopravvivenza?

Lo so, lo so non eri in competizione con quel canale, lo so e' solo il mio orgoglio italico ferito, non si puo' fare nulla.

Ok, cara Mara adesso ti lascio anche perche' immagino che il lunedi sia il tuo giorno di meritato riposo, in piu' su mediaset italia tra un paio di minuti  inizia Forum con la Palombelli, che non posso assolutamente perdere.
 





 


giovedì 23 gennaio 2014

Alla ricerca di Feno - possibile ultimo episodio -

Ore undici e quarantacinque, bici sbloccata, marcia uno ingranata, iniziamo a pedalare e pensare.
Le piste ciclabili senza macchine permettono di guidare con piu' spensieratezza, quindi spesso formulo i miei pensieri.

Tra un'oretta circa saro' all'Interclub di Gent e vedro' Feno.

Condizionato da un libro che sto leggendo dove l'autore fa una severa autocritica sulla sua presunzione nel narrare determinate situazioni, ho deciso di cambiare il mio atteggiamento nei confronti del nostro protagonista.

Alla fine io sono un suo collega per quell'ora settimanale, probabilmente proviamo le stesse emozioni, magari le comunichiamo in maniera diversa.
Ma devo smetterla con il mio atteggiamento snob solo perche' per anni sono stato aldila' dello steccato, nel senso che per molti anni sono stato io l'istruttore che cercava di bypassare i vari Feno di turno.
Adesso io sono lui e lui e' me. Siamo sulla stessa barca.

Sono arrivato a scuola, a minuti Gio uscira' dal cancelletto.

Devo pensare una maniera per chiedere scusa al mio compare, ovviamente non in maniera plateale perche' in teoria lui non sa di essere il protagonista massacrato di questa rubrica.
Magari inizio a salutare con un largo sorriso, mi siedo vicino a lui e magari provo con il mio elementare inglese a comunicare, oppure vado al bar che gestisce e bevo qualcosa e alzando il bicchiere faccio un gesto tipo: alla tua salute!!

Papa'!!!!!! E' arrivata Gio. 
Domande istituzionali: E'andata bene a scuola? Hai mangiato? Cosa avete fatto? Ovviamente nessuna risposta, lego lo zainetto sul manubrio, Giorgia saluta i compagni che passano con i genitori mentre allaccio la cintura di sicurezza del suo seggiolino e partiamo.

Si, ok faccio cosi', do ampi segnali di disponobilita' e cordialita' comincero' sicuramente con un atteggiamento forzato ma poi chissa' magari e' una persona gradevole con cui scambiare impressioni.

Pranzo volante, prosciutto e carote, e abbiamo meno di dieci minuti per rivestirci e andare alla fermata del tram, nel preparare le ultime cose, Gio mi gela: Papa' cosa fai?
Preparo tutto per andare a tennis.
Disastro. Maschera della disperazione.
Provo in tutte la maniere, i tempi sono stretti, il tram sta arrivando, prometto una piccola sorpresa, le assicuro che passiamo alla bibblioteca comunale dove c'e' un meraviglioso reparto dedicato ai bambini, ma niente.

Non sono il tipo che forza un bambino a svolgere un attivita' tanto piu' se ludica.

Mi dispiace Feno, alla prossima.

Non credo.

giovedì 16 gennaio 2014

Alla ricerca di Feno - Calma piatta -

Settimana fiacca.

Giorgia chiaramente fa capire di non voler piu' aver a che fare con l'Interclub Tennis di Gent, per la seconda volta non ha messo piede in campo. E' fastidioso vederla serenamente sgambettare dalla panchina, con le mani sotto il culo, senza nessuna voglia di ascoltarmi meno ancora di dare qualche spiegazione.

Sara' che sono impegnato a capire mia figlia, sta di fatto che non vedo piu' un Feno attivo, oggi addirittura non e' entrato in campo.
Li', presente, in piedi, presente ma senza creare indisposizione, presente, ma anonimo, spinge solo timidamente con le sue New Balance rosse le sue amate spondine laterali.

Lo sento quasi sempre parlare in francese, sicuramente parla anche il fiammingo, inizio a pensare che capisca anche l'italiano e che dopo avermi chiaramente sgamato a prendere appunti e a fotografare, google lo abbia aiutato e magari conosca questo blog, e quinidi non mi regala piu' soddisfazioni.

Se e' cosi' caro Feno, non ho niente da nascondere, non c'e' nulla di falso, ed e' per questo probabilmente che tu adesso hai questi modi molto piu' razionali.

Forse la mia rubrica, ti ha svegliato, ha svegliato la tua coscienza di genitore invasivo,  parafrasando uno tra i piu' illustri dei miei concittadini: La coscienza di Feno.

Alla prossima, forse.

Passione K - Seconda giornata 2014 -

Un milione di posti di lavoro.

Normalmente scudetto.

Solo vittorie nel 2014.

Oggi parliamo di proclami, lo dico chiaramente a me non sono mai piaciuti, o meglio non mi piace il loro significato, il perche' li si esterna.
Quasi sempre il proclama deve colpire le menti e ci si mette al centro dell'attenzione assieme all'oggetto in questione.

Nell'elenco iniziale il primo delirante messaggio aveva l'obbiettivo di far vincere le elezioni amministrative,  il secondo far aumentare  l'entusiasmo di piazza,  il terzo per dare uno scossone ad un ambiente deluso.

Analizzandoli ulteriormente si vede come:  il primo (ahime')  e il secondo alla fine hanno centrato nel segno nonostante non si siano fattivamente verificati;  il primo e il terzo sono stati fatti da gente che ha fatto pasticci con i capelli; e sempre il primo e il terzo dal mio punto di vista sono stati fatti con malizia e opportunismo nel senso che anche gli autori non li consideravano percorribili; il secondo e il terzo invece sono accumunati dal fatto che hanno lo stesso campo, la stessa disciplina, ossia il basket e i proclamatori sono due allenatori. Un guru e un profanatore, ma comunque due coaches.

Coach K, tronfio dopo il successo con Buttrio, inventa quintetti e si affida a scelte stravaganti, tutto cio' abbinato ad un inizio di gara molle, bissato da un rientro nel terzo quarto altrettanto fiacco, fa si che il Pasian con un finale rocambolesco porti a casa la W finale.

Chissa' se coach K,  nella solitudine tipica del leader sconfitto,  ha rimuginato di piu' sugli errori banali dei suoi giocatori, sulle sue scelte, sul tiro nemmeno scagliato nell'ultima azione, o magari si mangia i gomiti sulle parole spese all'inizio dell'anno.

Chiudiamo con il piu' grande "In bocca al lupo" al totem Mauro Lorenzi, per una pronta guarigione alla sua caviglia infortunata.


Pssn - Pasian 64-65

Gadola 3, Polo, Bevitori 15, Fortunati 13, Mezzina 6, Scrigner 4, Serafini, Benvenuto 12, Lorenzi 3, Pattarino 4, Cotterle 4.

Corner K -Weekly Pillows-

1929 e dintorni..

L’età dell’oro in America…del jazz e del proibizionismo, del cavallo di ferro e della grande euforia: tutto va a gonfie vele per una delle vincitrici della Grande Guerra che, proprio in quegli anni, scavalcherà la Cina e diventerà la prima potenza mondiale.
Poi di colpo il Grande Crollo: 29 ottobre 1929, il Black Tuesday, la borsa americana crolla del 12%, inizia la Grande Depressione che durerà 10 anni e verrà risolta dal secondo conflitto mondiale. 
Gli effetti si fanno sentire in Europa e pure in Italia, tant’è che nel 1936 (in pieno regime fascista) viene emanata la prima Legge bancaria (verrà modificata appena nel 1993). Nasce la specializzazione del credito, ovvero le banche non possono più “fare tutto” ma vengono divise tra aziende che erogano finanziamenti a breve termine (fino a 18 mesi) ed istituti speciali che oltre ad operare su scadenze più lunghe possono operare sui mercati. Si cerca quindi di separare la funzione sociale delle banche: attingere capitali e prestarli ad imprese e privati, da quella commerciale: operare sui mercati con fini lucrativi e maggiormente remunerativi per gli azionisti.

Nel nostro paese vige un’altra peculiarità: le imprese di assicurazione sono obbligate ad investire una parte delle loro riserve in titoli di stato cioè a comprare titoli di debito pubblico, esenti da rischio e con rendimento minimo ma garantito.
Questa situazione perdura fino al 2008 quando uno stato sovrano (l’Irlanda) dichiara di non essere più in grado di garantire il pagamento del proprio debito pubblico.
Per la prima volta nei mercati finanziari si assiste ad un possibile default (fallimento) di un’economia occidentale sviluppata e politicamente stabile.
Per i mercati finanziari si apre una nuova era con conseguenze che colpiranno indistintamente tutti, anche coloro che erano avversi al rischio o addirittura non possessori di attività finanziarie.
Si assiste ad un vero e proprio shock finanziario, mai nel corso di 80 anni uno stato sovrano aveva apertamente dichiarato di non avere i soldi per pagare i propri debiti. Si apre la crisi europea e si sparge il contagio: la Grecia sarà la seconda economia europea a sbandierare le proprie difficoltà e dopo di lei sarà la volta di Portogallo, Spagna, Italia, Cipro e Slovenia.
I possessori di titoli di stato ossia di obbligazioni emesse dai governi europei vedono scendere vertiginosamente i prezzi di questi assets poiché tutti i grossi investitori (fondi, assicurazioni, banche) cominciano a vendere per evitare possibili perdite. 
Btp acquistati a 100 nel giro di una settimana valgono 80 con una perdita in conto capitale pari al 20%. Si tratta di un fenomeno storico, si tolgono le certezze (e le tranquillità) a quella moltitudine di persone che investivano i loro piccoli risparmi nei titoli di stato poiché sicuri e privi di rischio.
Lo spread tra Btp e Bund tocca un massimo di 600 punti, ovvero i titoli italiani diventano talmente pericolosi da rendere il 6% in più di quelli tedeschi. Viene prezzato il rischio.
La gente assiste inerme: chi vende per ripararsi da danni anche psicologici (il pensiero della perdita scava come una goccia pensieri e carattere facendoci assumere atteggiamenti negativi), chi cerca consigli rasserenanti, ma purtroppo pochi avranno la tenacia di mantenere aperte le posizioni per 5 anni e di guadagnarci sopra.
Le istituzioni finanziarie (le Banche Centrali) intervengono in maniera diversa: quella americana cominicia ad acquistare titoli di stato e obbligazioni legate ai mutui per innondare il mercato di liquidità, per mantenere vivi gli stimoli all’economia, ovvero non far mancare soldi ad imprese e privati.
In Europa la Bce si muove su di un altro terreno: la visione tedesca fa si che si privilegi la guerra all’inflazione, per cui i tassi di interesse non vengono abbassati e non si mettono in campo misure di carattere straordinario. 
L’economia si inceppa, la funzione sociale delle banche come strumento di collegamento tra economia e imprese scompare. 
Gli investimenti si riducono e la crisi comincia ad estendersi in maniera esponenziale travolgendo tutto e tutti: mutui, prestiti, salari, costo della vita….non si salva nulla. 
Oltre il danno segue la beffa: le banche non finanziano non mettono più moneta in circolazione perché imbottite di titoli di stato di paesi sovrani (si pensi alla Germania e ai suoi interessi economici in Grecia), cominciano ad ascrivere a bilancio delle perdite. Perdite dovute al crollo dei prezzi di titoli ritenuti, fino a quel momento, privi di rischi. Le aziende di credito cominciano a richiedere il rientro dei capitali prestati ad imprese e privati (per ottenere liquidità) mettendo in croce imprenditori e famiglie. I mutui pur con tassi bassi hanno piccolissime percentuali di erogazione (poiché sono “venduti” con spread ai massimi livelli), con conseguente crollo del settore immobiliare. I rubinetti sgocciolano liquidità, l’attività manifatturiera si ferma, l’Europa diventa un paese virtuoso ma morente. 
Negli Usa nonostante la disoccupazione arrivi a sfiorare il 10% il Governo sostiene le sue imprese ed i suoi cittadini.
La situazione cambia quando Draghi si insedia al vertice della Bce, la prima mossa è quella di tagliare i tassi di interesse e garantire alle banche europee operazioni di rifinanziamento all’1%. Tali misure prese per stimolare l’economia sono frenate dai banchieri che invece di finanziare imprese e privati investono in titoli di stato, facendo scendere i rendimenti ed aumentando i prezzi, lucrando sulla differenza. 
Quindi la liquidità messa a disposizione della Banca Centrale Europea viene trattenuta dalle banche che anziché stimolare le attività produttive compiono operazioni di trading per arricchire i propri bilanci.
Parafrasando T.S. Elliot “novembre è il più crudele dei mesi”, sicuramente per la dinamica del credito: i prestiti ai privati sono scesi del 4,3 % (fonte Banca d’Italia); tuttavia mentre quelli alle famiglie si riducono dell’ 1,5%, quelli alle imprese si sono ridotti (sempre su base annua) fino al 6 per cento.
Il credit crunch (la stretta del credito) continua quindi a soffocare l’economia, la Cgia di Mestre segnala come il nord-est sia una delle zone più colpite da tale fenomeno con punte massime registrate a Trieste (-8%), seguite da Rovigo e Trento (-6,4%). 
Le banche chiudendo i rubinetti del credito non consentono ad imprese sane di mantenere la propria attività fisiologica e, il più delle volte, obbligandole al rientro delle somme esposte le mettono definitivamente in ginocchio decretandone la chiusura.
Solo misure straordinarie, ovvero una politica europea che andasse in contrasto con la cancelliera Merkel ed “autorizzasse” Draghi ad interventi innovativi, consentirebbe alle imprese di ripartire e trainare quella ripresa tanto invocata che ha impoverito tutta l’Europa nell’ultimo lustro….auf wiedersehen…